
Crediamo che questo tipo di sperimentazione potrebbe essere un progetto pilota di grande importanza, che ci porrebbe come capofila per tutti quei territori periferici, e sono tanti, dove in questo periodo sono molto accese le proteste per la possibile soppressione di punti nascite che, pur contando una soglia inferiore di parti annui, rappresentano, come nel caso del Sant’Anna, un presidio irrinunciabile per la tenuta dei rispettivi territori e comunità. Se si intende incentivare l’incremento demografico a livello nazionale, tema che, anche se con modalità che hanno sollevato perplessità, il Ministero della Salute ha lanciato con forza in queste settimane, la base per farlo dovrebbe essere proprio l’agevolazione verso le giovani famiglie: poter contare su servizi vicini, che consentano di programmare la gravidanza e la nascita con tutta la necessaria tranquillità. Inoltre è di queste settimane la notizia che laddove sono stati soppressi i punti nascita, mettendo a rischio di conseguenza la tenuta dell’intero ospedale, stanno chiudendo anche le scuole”.
La fusione delle due aziende Ausl dovrebbe essere completata entro la fine di dicembre, con la conseguente effettiva turnazione dei medici. “Sappiamo che la turnazione delle equipe richiederebbe prima di tutto un’assunzione di responsabilità del personale medico, ma sappiamo anche che su altri reparti l’integrazione con il Santa Maria ha dato ottimi risultati ed è stata indicata dalla stessa Ausl come linea guida per il rafforzamento del Sant’Anna. L’altro elemento che spinge per un mantenimento del quadro attuale è inoltre proprio la fase di profonda trasformazione che stanno attraversando Ausl e Santa Maria Nuova: le due Aziende sono in fase di fusione e questo processo si completerà probabilmente entro il prossimo anno. Tale fusione offrirà poi la possibilità di valutare il nuovo quadro complessivo dei servizi e delle strutture sul territorio”.
In vista dell’imminente fusione appare quindi contradditorio pensare di poter chiudere il punto nascita. “Al di là della nostra posizione, che è improntata al mantenimento di un servizio che riteniamo essenziale – sostengono all’unanime le associazioni –, crediamo che attualmente ci siano condizioni oggettive che indicano la richiesta di una deroga come la scelta più razionale e lungimirante. Auspichiamo, quindi, una convergenza su questa posizione anche da parte della Regione”.
(Insieme per l’ospedale Sant’Anna)




