Un dato non positivo che può solo far preoccupare: il fatto che l’inflazione in dicembre resti ferma
al 2,5%, mentre tutti si aspettavano un calo al 2,4% come rilevato dai dati delle città campione, non è un buon segnale. Lo afferma il segretario generale di Adiconsum, Paolo Landi, commentando le stime provvisorie sull’andamento dei prezzi al
consumo in dicembre diffuse oggi dall’Istat.


”C’è stata un’inversione di tendenza rispetto al dato delle città campione, secondo il quale l’inflazione era scesa al 2,4%. Quello diffuso dall’Istat è un dato non positivo – continua Landi – I rischi quindi restano anche perchè dal Governo arrivano segnali negativi sulle tariffe, soprattutto
quelle autostradali che rischiano di avere un effetto
trascinamento. Ulteriori tensioni al rialzo dei prezzi si potrebbero poi avere con la riduzione dei trasferimenti dallo Stato ai comuni, riduzione che spingerà molti comuni o a ridurre il servizio o a aumentare i prezzi”.

”Quest’anno l’inflazione formale si attesterà intorno al
2,6-2,7% – aggiunge il segretario generale di Adiconsum – ma si tratta di un dato diverso dalla realtà: l’inflazione reale sarà infatti del 6-7%. Le famiglie italiane continuano a perdere il proprio potere d’acquisto e questo lo vediamo chiaramente nel calo dei consumi. Solo nel 2003 ogni famiglia
monoreddito ha perso 600-700 euro, mentre per le biredditi la perdita del potere d’acquisto si aggira fra i 1.000-1.200 euro”.

”Per il 2004 prevediamo sicuramente un calo dell’inflazione grazie alla riduzione, dovuta al supereuro, della spesa energetica. Questo però si verificherà solo se lo Stato non decida di incamerare – conclude Landi – queste riduzioni.
Inoltre, il calo dei consumi nel 2003 dovrebbe comportare un contenimento delle speculazioni nel settore alimentare. Temiamo, comunque, le tariffe a livello locale”.