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Il Centro di Solidarietà di Reggio Emilia compie 25 anni

Il Centro di Solidarietà di Reggio Emilia compie 25 anni con una giornata di appuntamenti aperti a tutta la città. Domenica 24 giugno la comunità Bellarosa di via Riccioni 2 a Canali spalancherà i cancelli per vivere una giornata di festa rivolta a tutta la cittadinanza.


A partire dalle 16.30 i volontari del Ceis accoglieranno i visitatori all’interno della comunità, in modo da valorizzare e promuovere il Centro che nel corso degli anni ha sviluppato diverse aree di interesse che l’hanno portato a diventare uno dei punti di riferimenti per i servizi e la tenuta sociale del nostro territorio.
Alle 18 sarà offerto un aperitivo a buffet realizzato dalla cuoca Sandra Canovi e alle 18.30 sarà la volta della musica dei “Nuova civiltà”, band particolarmente sensibile al rapporto tra arte e impegno sociale.
Alle 20 invece sarà Don Giuseppe Dossetti e le autorità cittadine a salutare il pubblico e illustrare il significato di 25 anni in prima linea nel sociale: “Non vogliamo perdere la memoria di questi anni straordinari – spiega Dossetti – ne’ delle persone che sono state nostre compagne di strada. Queste memorie sono le nostre radici e ci permettono di guardare con speranza agli anni che verranno”.

In occasione dei 25 anni il Ceis vuole ripensarsi: “Nuove sfide sono di fronte a noi in un mondo difficile – aggiunge Dossetti – ma noi abbiamo un luogo dove tornare sempre, un luogo fatto di persone, di volti e di presenze: una casa aperta al futuro, a chi chiede aiuto e a chi cerca qualcosa per dare un senso alla propria vita”.
Il Ceis infatti non è soltanto una Comunità terapeutica, è lo stesso presidente a rimarcare questo concetto nella presentazione del centro di solidarietà: “Siamo dunque una struttura di servizio, che molti incontrano, principalmente per la sofferenza legata alla droga. Alcuni rimangono per tempi più brevi, altre per periodi più lunghi, ciascuno secondo un progetto da costruire con altri.

Noi non vogliamo trasformarci un movimento religioso politico e neppure culturale: da questo punto di vista, non la non confessionalità è per noi un valore positivo. Ma, chi ci incontra, viene aiutato a riattivare la propria ricerca personale, per costruire la propria risposta alla domanda spirituale, l’unica che conta, io chi sono?, Chi è l’uomo?. Alla comunità locale noi siamo molto utili. Qualche volta scomodi, perché ricordiamo realtà che si preferirebbero mettere sotto il tappeto. Ma chi ha vissuto la solitudine, e ha riavuto la vita, come dono e incontro, può contribuire a costruire una comunità che non sia l’equilibrio degli egoismi, ma un luogo di appartenenza e di crescita”. L’invito di Don Dossetti e di tutti i volontari Ceis è quello di partecipare e scoprire come funziona e cosa succede all’interno della comunità Bellarosa, animando un luogo che è anche di sofferenza individuale ma anche di recupero della propria identità.