Quello 2006-07 è stato l’inverno più caldo e meno nevoso dell’ultimo secolo ma il turismo invernale italiano, pur soffrendo, limita le perdite e in alcuni casi addirittura cresce. Di flussi turistici e di nuovi comportamenti del turista in montagna si parlerà a Skipass 2007. Al XIV Salone del Turismo, degli Sport invernali e del Freestyle, in programma a ModenaFiere dall’1 al 4 novembre, si incontreranno infatti oltre quattrocento località sciistiche, italiane ed estere, di Alpi e Appennini, e da quest’anno anche d’oltreoceano.

Gli operatori del settore presenteranno in fiera il meglio dell’offerta turistica, ma non solo perché SKIPASS prevede un ricco programma di appuntamenti in cui approfondire i temi della valorizzazione e della fruizione della montagna invernale. Il clou degli eventi professionali riservati agli operatori sarà anche quest’anno l’ormai tradizionale Skiworkshop, la borsa del turismo invernale, un appuntamento fondamentale per saggiare l’evoluzione e i trend del mercato delle vacanze bianche.

Secondo i dati di Federalberghi, circa cinque milioni di italiani maggiorenni tra gennaio e marzo hanno passato uno o più giorni di vacanza in una località montana della penisola. Di questi quasi due milioni hanno trascorso una settimana bianca. Il 4 per cento della popolazione maggiorenne dichiara di aver passato più di 5 giorni sulla neve. Nei primi tre mesi del 2007 il giro d’affari complessivo del turismo invernale è stato di 3,9 miliardi di euro. Dati che segnalano una contrazione rispetto alla stagione precedente (6 milioni le persone che hanno passato almeno un giorno in montagna, 4,5 miliardi di fatturato) ma non un crollo considerato anche che in aprile si è registrato un recupero causato dalle abbondanti nevicate primaverili e dalla Pasqua alta. Secondo Marco di Marco, direttore della rivista Sciare che ha condotto un’inchiesta intervistando i responsabili dei più importanti comprensori sciistici italiani, “non c’è stato il disastro generale paventato da qualcuno, anzi la macchina industriale dello sci grazie alle sue moderne strutture (innevamento programmato in primis) ha retto complessivamente bene alla difficile congiuntura meteorologica”. Secondo l’indagine di “Sciare” a soffrire di più sono state le stazioni sciistiche del centro sud e soprattutto le “piccole”, quelle a quote basse e quelle frequentate in prevalenza da sciatori occasionali o comunque principianti.
In generale a calare è stata soprattutto la vendita degli skipass giornalieri, un fenomeno tipico delle stagioni con mancanza di neve naturale. Le cose sono andate meglio nelle località più blasonate dell’arco alpino che offrivano maggiori garanzie di neve, grazie anche all’innevamento artificiale. Hanno tenuto o fatto registrare lievi flessioni Sestriere, Pila, La Thuile, Adamello Ski. Addirittura positivi i dati di località come Cervinia, Livigno e il Dolomiti Superski (nel periodo natalizio). In queste località si è registrata una sempre più massiccia dei tour operator dei paesi dell’Europa centro-orientale, sono calati invece gli sciatori tedeschi.

Il prodotto montagna mantiene quindi il suo appeal sugli italiani ma la domanda è sempre più qualificata e attenta alle infrastrutture (piste e impianti) e ai servizi del dopo sci e dell’accoglienza. La scarsità di neve ha fatto scattare presso le località turistiche, ma ancor più presso le strutture alberghiere, l’idea di offrire al turista un servizio molto più ricco dal punto di vista dell’extra sci. Il Trentino, ad esempio, ha puntato molto sulle Spa, i centri benessere, servizi sempre più graditi dal pubblico italiano. Tanto che oggi non c’è hotel trentino, da 2 a più stelle, che non abbia sauna, piscina, e servizi massaggi al suo interno. Sempre più attenzione anche alla riqualificazione dei centri storici delle località, con l’allargamento delle zone pedonali (vedi Cortina, Madonna di Campiglio, San Martino di Castrozza, Courmayeur), negozi sempre più curati, tradizioni locali ed eccellenze gastronomiche valorizzate. In relazione alle mete preferite, secondo l’indagine di Federalberghi, si assiste ad un consolidamento delle scelte. Il Trentino-Alto Adige resta la regione leader con il 41,6% della domanda, seguito dal Veneto con il 9,8%, dalla Lombardia con l’8,6% e dall’Abruzzo con il 7,9%. Quanto alla struttura prescelta, il 49,3% dei rispondenti afferma di aver optato per un soggiorno in albergo; seguono, nella graduatoria, le segnalazioni riguardanti la casa di proprietà (18,3%), l’appartamento in affitto (12,8%) ed i residence (8,1%). In leggero calo, infine, l’indicatore sintetico di spesa pro-capite: considerate tutte le voci di spesa (viaggio, vitto, alloggio, impianti e corsi di sci, divertimenti) nel week-end bianco si sono spesi in media 308 euro per persona rispetto ai 314 euro del 2006.

L’indagine demoscopica realizzata nel settembre 2006 da Astra Ricerche e commissionata da Dolomiti Superski, offre una panoramica completa di quello che è il rapporto tra gli italiani e lo sci. La pratica dello sci (compreso lo sci nordico e lo snow board) coinvolge un nucleo familiare su quattro. Attualmente sono 10 milioni e 200mila i praticanti di sci e vivono (in ordine decrescente) in Triveneto, Piemonte/Valle d’Aosta, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Umbria. Per quanto riguarda la frequenza della pratica dello sci, 3,6 milioni di sciatori (su 10,2) vanno a sciare almeno 5 giorni all’anno (600 mila più di 20 giorni), 3,4 milioni da 2 a 4 giorni e 3,1 milioni una sola volta all’anno. Il numero medio di ore giornaliere durante le quali si scia è di 5 ore. Infine per quanto riguarda l’immagine dello sci, la stragrande maggioranza dei praticanti (87%) descrive questo sport in modo positivo perché “permette di stare a contatto con la natura (87%), è utile per il benessere e la salute del corpo oltre che della mente (86%). Lo sci è anche rilassante e anti stress (82%), garantisce sensazioni forti (75%) ed è un buon modo di stare con la famiglia (80%) o in gruppo (74%). Tra gli aspetti negativi il 54% segnala la deriva consumistica dello sci, la pericolosità (54%), l’affollamento sulle piste (44%). L’immagine dello sci è comunque ottima, poichè solo il 3% degli sciatori denuncia il prevalere di aspetti negativi (prezzi inclusi) su quelli positivi e un po’ meno del 14% riserva pochi complimenti e alcune critiche allo sci: in effetti l’83% ne dà un giudizio molto buono (34%) o addirittura ottimo, eccezionale (50%).