A luglio la firma del “Patto per Modena città sicura”, ora, a livello nazionale, il pacchetto di misure anticrimine varato mercoledì scorso dal Consiglio dei ministri: in entrambi i casi si tratta di un passo avanti nella lotta alla criminalità. I cinque disegni di legge, i tre emendamenti alla Finanziaria e il Decreto Legge approvato ieri e a seguito del fatto gravissimo di Roma, fissano una serie di punti importanti. Introdurre regole per assicurare la certezza della pena, aumentare le tutele delle vittime di violenza, prevedere nuovi reati che tengono conto della trasformazione sociale in atto, è positivo.
Così come va nella giusta direzione l’estensione della facoltà di intervento da parte dei sindaci in situazioni di pericolo per la sicurezza urbana. Ora si deve passare rapidamente alla discussione in Parlamento perché si possa in tempi stretti arrivare alla loro approvazione creando le condizioni per dare piena ed effettiva applicazione all’intero pacchetto.
Riportando le valutazioni a livello locale, con ancora maggiore forza, torna ad essere al centro dell’attenzione il patto sulla sicurezza siglato a luglio di quest’anno. Un protocollo con interessanti elementi di novità che però stenta a trovare applicazione piena, in particolare con riferimento all’incremento dell’organico delle forze dell’ordine. Il mancato arrivo dei 25 nuovi agenti previsti nell’accordo rischia di vanificare parte dei contenuti del patto, a partire dal rafforzamento del presidio del territorio che, inevitabilmente, sarebbe molto difficile da attuare.
Con riferimento specifico all’attività dei commercianti, particolarmente esposti alla criminalità e sempre più spesso vittime di reati predatori, ma anche di forma di concorrenza sleale, Confesercenti valuta positivamente il fatto che nel pacchetto nazionale sulla sicurezza si prevedano norme che contrastano in modo più severo le contraffazioni delle merci, incentivano l’utilizzo della moneta elettronica e sostengono il ricorso alla installazione di strumenti di difesa passiva, a partire dalle telecamere. Gli indirizzi nazionali, sottolinea l’associazione modenese, tra l’altro rinnovano le ragioni per riproporre e dotare di nuove risorse il fondo per la sicurezza che nella nostra provincia, grazie ad una scelta avveduta, già da alcuni anni è attivo.

