
“Qualche volta – ha aggiunto – mi sembra che non può essere reale quello che è accaduto”. Replicando poi al legale che le aveva domandato il perché di alcuni suoi atteggiamenti in Questura e avesse fatto la ‘ruota’, Amanda ha concluso: “Sono abituata a cercare la normalità in situazioni di difficoltà. E’ un modo per sentirmi sicura. Lo so che i miei comportamenti possono sembrare spensierati, ma io sono così”.Prima rispondendo alle domande dei pm Giuliano Mignini e Manuela Comodi, la Knox ha detto: ”Non mi hanno detto è stato lui, ma che sapevano che avevo incontrato” Patrick Lumumba. Quindi ha ricordato l’interrogatorio del 5 novembre 2007, quando aveva parlato di Patrick Lumumba, precisando che il suo nome venne fuori dopo che la polizia aveva visto sul suo cellulare un messaggio inviato a Lumumba per lavoro.”Continuavano a ripetermi che, o non volevo parlare perché ero una stupida bugiarda, o perché non ricordavo – ha continuato – Quindi ho fatto il nome di Patrick, ho iniziato a piangere e a immaginare un tipo di scena, con immagini che non concordavano ma che forse avrebbero potuto spiegare la situazione: immaginai la faccia di Patrick, piazza Grimana, la mia casa, una cosa verde che loro mi hanno detto poteva essere il divano. Poi loro hanno cominciato a ricostruire”. Amanda ha ricordato che a condurre l’interrogatorio quella notte fu una poliziotta con i capelli ”lunghi e scuri” e che un uomo le mostrava il cellulare dicendo: ”Guarda, guarda chi proteggevi”. ”Non ho visto all’inizio chi mi aveva dato gli scappellotti – ha precisato – poi mi sono girata e ho visto che era sempre la poliziotta con i capelli scuri”. Lei era ”presa da questo messaggio trovato sul cellulare”. ”Poi mi hanno mostrato questo messaggio – ha detto – e mi hanno detto ‘sei sicura di non aver incontrato proprio questa persona?’. Ero così impressionata che a un certo punto ho detto: cavolo forse hanno ragione loro, forse ho dimenticato”.
Fonte: Adnkronos

