
La tecnica dell’artista è semplice e sincera, lo dimostrano omini goffi e rigidi come pupazzi e prospettive disegnate con ingenuità. Il suo modo di operare è stato quello che contraddistingue i bambini quando a scuola disegnano liberamente il sole, l’albero, la casa. Così Berto dipingeva: “La Cuntreda ed Minghin”, “Al Foren Vec”, “I Lavador” (piazza de Gasperi), “Via dal Cunvintèn” (via San Francesco). I temi trattati dall’artista rappresentano per lo più scorci di Formigine, diventando calde testimonianze di luoghi resi quasi irriconoscibili dallo scorrere del tempo. Lodevole rimane dunque il tentativo di raccontare Formigine ai suoi compaesani, sia per l’aspetto geografico-documentale, sia per le atmosfere, i suoni, le temperature, gli odori da lui stesso vissuti, sperimentati in gioventù; tutto ciò avvalendosi, molto spesso, del solo ausilio della memoria, senza l’aiuto d’immagini fotografiche.
Ricorda il nipote Massimo Pedrazzi, che ha seguito le orme del nonno divenendo un artista assai stimato: “La caratteristica dominante di mio nonno, nella vita come nella pittura, era la semplicità e la purezza d’animo. La sua sensibilità gli consentiva di beneficiare del piacere che scaturisce dalla bellezza quand’è percepita. Per lui, bellezza, era soprattutto nutrimento della passione, emozione di un ricordo”.



