
“Il caso della giovane marocchina costretta a denunciare il padre che la minacciava e la perseguitava perché ‘troppo occidentale’ è inquietante e conferma la grave ed inaccettabile condizione di oppressione alla quale, a causa dei precetti culturali e religiosi, sono sottoposte tante giovani straniere che vivono anche nella nostra provincia. Piena solidarietà alla ragazza che ha avuto il coraggio di ribellarsi alle regole e principi incompatibili con i diritti e le libertà individuali sancite e tutelate dalla nostra Costituzione. La sua battaglia di civiltà e di libertà è la nostra. La situazione denunciata dalla giovane marocchina è frutto del fondamentalismo islamico purtroppo diffuso anche nella comunità islamica che in molti casi risulta solo apparentemente integrata nella nostra provincia. Ora auspichiamo che l’autore di queste violenze fisiche e psicologiche siano perseguito e posto in condizione di non rappresentare più un pericolo. Quest’ultimo caso deve fare aprire gli occhi sull’inaccettabile condizione di pericolo e segregazione in cui vivono molte donne musulmane e che denunciai anche la scorsa estate, con dati alla mano, insieme alla Parlamentare del Popolo della Libertà, Souad Sbai. Non possiamo continuare a tollerare che in Italia migliaia di donne vivano in una condizione di schiavitù e di sottomissione e rischino la vita in nome di odiosi precetti religiosi”.


