
Nurjahan Begum ha portato una testimonianza diretta, e molto seguita, della Grameen, da quando – ancora studentessa universitaria – fu coinvolta da Yunus dopo la grande carestia del 1974, alla fondazione vera e propria della Grameen (che in bengalese significa “banca del villaggio”), fino ai giorni nostri: 25 anni di lavoro a fianco dei diseredati, prima nel suo Paese poi in giro per il mondo, per offrire loro, attraverso piccoli prestiti, un’occasione di progresso ed emancipazione non solo economica ma, soprattutto sociale e culturale, in particolare per la condizione femminile. “Perché tutto quello che si dà alla donna – ha sottolineato Begum – va a benificio della famiglia. Per questo, noi non diamo solo soldi ma anche motivazione, e responsabilizziamo le persone fin dal primo contatto”.
L’iniziativa, che s’è svolta nella Quadreria Antica di Palazzo Magnani, sede di UniCredit Banca, è stata realizzata in collaborazione con l’Università di Bologna e con Uwin Italia: hanno presentato e tradotto l’intervento Antonella Massari, responsabile “Identità e comunicazione” di UniCredit Group, e la professoressa Luisa Brunori, direttore dell’Osservatorio internazionale sul microcredito.
La Grameen Bank, che nacque da un prestito iniziale di 27 dollari, insieme con il fondatore, è stata insignita nel 2006 del Premio Nobel per la pace: oggi conta 8,5 milioni di soci-prenditori (chi prende in prestito soldi diventa anche socio della banca), il 95 per cento dei quali costituito da donne. Donne anche 9 dei 13 membri del Consiglio d’Amministrazione.

