
E’ il caso di ricordare che la Regione Emilia Romagna è da tempo impegnata, nell’ambito delle sue attività di promozione della salute, a proporre il tema della lotta al doping, fenomeno presente non solo a livello sportivo professionale agonistico ma anche, e forse più pericolosamente, in ambito dilettantistico e amatoriale. In questo contesto la Regione ha messo in campo il progetto “Positivo alla salute”, con il coinvolgimento dei medici del Centro regionale antidoping, struttura con sede a Modena che collabora con l’équipe medica di Girobio insieme al Centro di Medicina dello sport dell’Azienda USL e al Laboratorio antidoping della Regione diretto dal dottor Tommaso Trenti, che è anche direttore del Dipartimento di Patologia clinica dell’Azienda USL.
“Verranno costantemente valutati gli adattamenti psico-fisici degli atleti attraverso il monitoraggio di parametri biomeccanici, psicologici (sensazione di fatica e di recupero), nutrizionali (qualità e quantità degli alimenti e reintegro idrico) ed ematochimici – spiega il dottor Trenti – Si è anche introdotto lo studio delle componenti ormonali, che possono dare indicazioni sullo stress psicofisico, e l’analisi degli atleti in gara per mezzo di innovativi test dei polimorfismi, cioè le variazioni naturali nella sequenza del DNA. Dai polimorfismi può dipendere la predisposizione ad alcune patologie, ma anche la predisposizione ad essere dei buoni atleti nelle diverse discipline”. Gli esiti degli esami compiuti sui ciclisti saranno poi messi a confronto con quelli effettuati su 120 soggetti sani ma non sportivi, di età compresa fra i 25 e i 30 anni.


