
Nessuno vuole negare la libertà di manifestare il proprio dissenso pacificamente. Però nelle parole di questi “Pacifici” c’è molta violenza. Il mio invito rimane quello di alcuni giorni fa, a vigilare attentamente. Chi definisce i rappresentanti delle forze dell’ordine “stupratori”, chi invita a dar fuoco ai centri, e con tali appelli che rimbalzano da sito sito, convoca la gente a Modena, forse può rappresentare un pericolo per la nostra città, oltre che per chi lavora nei CIE. Confesso la mia preoccupazione, e i miei dubbi sul permesso accordato a chi usa questo tipo appelli violenti.
Qualche esempio è disponibile qui sotto, per lasciar intendere che non sono parti della fantasia, ma certe frasi si trovano con facilità scorrendo i siti web delle organizzazioni più comuni che sostengono queste posizioni.
“Contro tutti gli uomini in divisa che, nell’adempimento del loro “dovere” di carcerieri, nei Cie massacrano e stuprano. Insieme a chi brucia i Centri di detenzione […]
Insieme ai rivoltosi di Rosarno
Insieme a chi non si arrende e lotta con i mezzi che ha a disposizione: rivolte, scioperi e fughe
Insieme a chi non gira la testa dall’altra parte
Fuori i reclusi dai Cie
Fuori i Cie dal mondo”
Tratto da: http://noinonsiamocomplici.noblogs.org
“L’internamento degli immigrati è un lucroso business. La Confraternita delle Misericordie guadagna 75 euro al giorno per ogni persona reclusa nel Cie di Modena e 72 per quello di Bologna. I responsabili della gestione di questi lager non sono entità astratte ma collaboratori e approfittatori concretamente esistenti e contro i quali è possibile indirizzare le nostre lotte. L’opposizione ai Cie si alimenta, infatti, delle proteste e delle rivolte interne e dei contributi solidali di chi lotta al loro esterno. […]
* contro i Cie e contro i responsabili di queste strutture, in primis contro la Misericordia di Daniele Giovanardi
* per far conoscere alla città le nefandezze che quotidianamente avvengono dentro questi lager
* contro la vergogna delle deportazioni”
Tratto da: http://emiliaromagna.indymedia.org
“Creare tensione e allarme intorno a un corteo è una nota tecnica di profilassi poliziesca per impedire il contagio delle idee. Oggi i «fanatici» stanno soprattutto fra le file del neofascismo, dello Stato, delle forze dell’ordine, sempre disposti non solo ad «alzare i toni», ma anche i manganelli e altro con il beneplacito dei capi. Ogni apparato di polizia cerca di suscitare rabbia cieca e reazioni scomposte per poterle più facilmente reprimere. Ma questa battaglia è troppo importante per farsi abbindolare dai tecnocrati della repressione sociale.
Sabato 19 giugno a Modena corteo contro i centri di detenzione per migranti, contro chi li gestisce, contro le deportazioni, contro Frontex, contro il razzismo di Stato.”
[tratto da: http://reporter.indivia.net]
(Avv. Luca Ghelfi, Consigliere Provinciale – PDL)


