
Ma non è solo questione di numeri dato che oggi le dinamiche che muovono il consumatore sono decisamente più complesse ed articolate. Sono molti i segnali, oltre che analisi, che sottolineano come la capacità critica del consumatore all’atto della scelta del prodotto o del servizio si sia affinata. Sempre più spesso entrano in gioco una serie di parametri: tra questi certamente il prezzo, ma anche la qualità, il contenuto di servizio ed il valore tempo inteso come “risparmio di tempo” al momento della spesa. In molti casi inoltre entrano in gioco valori di natura etica, come il rispetto ambientale nell’intera filiera e l’attenzione per i prodotti tipici, espressione anche culturale di un territorio. Va poi aggiunto che sta cambiando la composizione della famiglia tipo italiana; in particolare diminuisce il numero medio dei componenti e quindi si riduce la necessità di riempire a dismisura i carrelli.
La descrizione documentata e dettagliata di questi fenomeni non è rimasta all’interno di manuali redatti da autorevoli studiosi – ricordiamo i lavori di Giampaolo Fabris, di recente scomparso – e sta incidendo sulle scelte relative allo sviluppo futuro delle reti commerciali. In diversi paesi, tra i quali anche la Francia, è in corso una profonda rivisitazione della rete distributiva a favore del servizio di prossimità, visto anche come fattore di umanizzazione delle relazioni sociali e personali.
Questo tema assume notevole rilevanza anche nella nostra provincia. Come più volte ribadito anche di recente, va superato il paradigma che per anni ha ispirato gli amministratori ed il senso comune della opinione pubblica del nostro territorio secondo il quale grande sarebbe sempre sinonimo di innovazione e di convenienza. Ciò significa, per noi, che le future scelte di programmazione urbanistico-commerciale che si andranno a discutere nei prossimi mesi dovranno tenere conto di questo mutamento, per certi aspetti epocale, che influenza in modo decisivo anche le propensioni al consumo.




