
Rispetto allo scorso anno la neve non è mancata, specie durante le principali festività, e nemmeno le belle giornate. I prezzi contenuti delle strutture ricettive, gli stessi del 2010 e privi oltretutto di aumenti rendevano appetibile ulteriormente un’offerta di per sé già molto competitiva. Aspetti positivi che non hanno arginato però la diminuzione complessiva di turisti, avvertita dagli operatori del settore alberghiero, della ristorazione e del commercio. Nel dettaglio, pur non essendo ancora definitivo il bilancio rispetto alla passata stagione, gli arrivi fanno registrare un -5%; più marcato invece il calo delle presenze che si attestano intorno al -9%. Ad incidere pesantemente, la forte diminuzione di gruppi organizzati: aziendali e scolaresche. Le strutture specializzate verso questo tipo di turismo lamentano cali che oscillano dal -20 al -50%, mentre quelle in cui la clientela è formata da famiglie, coppie o singoli confermano un andamento in linea con la stagione passata. Come la tendenza, del resto, sulla tipologia di soggiorno preferita: la formula del week-end lungo – da giovedì a domenica o da venerdì a lunedì – ripetuto anche nel corso della stagione, unitamente al pacchetto promozionale comprensivo di skipass, continua a riscuotere successo. I turisti che seguitano a preferire le località sciistiche delle nostre montagne provengono prevalentemente da Toscana, Romagna e Marche. Nei fine settimana i più numerosi risultano essere gli emiliani, mentre languono anche rispetto gli anni addietro le presenze straniere.
“Un prospetto, quello emerso dalla stagione invernale 2010/2011 che merita più di una riflessione, da parte degli operatori turistici e soprattutto delle istituzioni – rileva Cavazza – La tendenza in atto è più strutturale che congiunturale. Senza interventi di rilievo volti a sostenere il turismo montano già dalle prossime stagioni le ricadute negative potrebbero ampliarsi ulteriormente con conseguenze facilmente immaginabili. C’è quindi la necessità di un impegno concreto e determinato a rivedere in modo strategico il posizionamento del ‘prodotto Appennino’ sia invernale che estivo, dal punto di vista promozionale e commerciale. Un impegno che può assumere solamente una regia unica, autorevole e rappresentativa del mondo economico e politico modenese, capace di elaborare idee e progetti e in grado di coinvolgere nella loro realizzazione anche operatori privati desiderosi di reagire a questa crisi, al momento ancora troppo soli”.



