
Falcone ha affermato che mancano le risorse per aiutare i cittadini, soprattutto i più deboli, perché si spendono troppi soldi per mantenere in vita enti e società pubbliche di cui a volte sfugge l’utilità e che sembrano create più per il ceto politico che per erogare servizi alla comunità. «Poi c’è il problema dell’evasione, elusione e sperequazione fiscale, per cui – ha spiegato il segretario Cisl – chi è in regola con le imposte, tariffe e tasse ne paga troppe, perché finisce con il pagare anche quelle dei furbi e disonesti. È una situazione intollerabile e noi vogliamo suonare la sveglia alla politica perché si faccia qualcosa a livello locale, regionale e nazionale. È vero che i tagli dei trasferimenti statali hanno messo in difficoltà i Comuni, tuttavia crediamo ci siano ampi margini per razionalizzare entrate e uscite anche a livello modenese».
Ancora più duro l’intervento di Pietro Pifferi, segretario provinciale del sindacato pensionati Fnp-Cisl, reduce da una serie di assemblee con gli iscritti dalle quali sono emerse disagi per il presente e preoccupazioni per il futuro. «Gli anziani modenesi temono per i figli e nipoti senza lavoro o in cassa integrazione, che non hanno i soldi per metter su famiglia o pagare il mutuo per la casa – ha denunciato Pifferi – I pensionati stessi sono costretti a compiere salti mortali per arrivare alla fine del mese tra le spese per la casa, la salute, i trasporti. Si sentono deboli, vessati e sono sconcertati dal desolante spettacolo offerto dalla politica».
Sui bilanci comunali il segretario dei pensionati Cisl ha detto che l’azione del sindacato ha consentito la difesa sostanziale del welfare, anche se non sempre è stato possibile rispondere alla crescente domanda di servizi e contrastare l’aumento di rette e tariffe. Resta da affrontare il problema dell’equità nell’accesso alla prestazioni e nella compartecipazione alla spesa. «Parlano tutti di famiglia, ma in realtà le famiglie devono sbrigarsela da sole. Ecco perché – ha concluso Pifferi – sollecitiamo meno chiacchiere e più fatti concreti, cioè una riforma strutturale del welfare locale».




