
“La gestione di problemi che nascono dalla migrazione, che ha portata transnazionale ed in continua evoluzione, richiede ai territori una capacità di analisi sempre più complessa e una ricerca di soluzioni sempre più innovative – ha detto Fantini – Ecco perché le Province di Mantova e Reggio Emilia, vista anche la vicinanza geografica e i dati sulla presenza di immigrati, ritengono sia importante investire impegno e risorse per incentivare il confronto e lo scambio di buone prassi tra quanti, sia nel settore pubblico sia nel privato sociale, contribuiscono a migliorare l’integrazione sociale dei cittadini stranieri”.
Le province di Mantova e Reggio Emilia, negli ultimi sette anni, hanno conosciuto flussi migratori simili per consistenza e, soprattutto, per incidenza del numero di residenti immigrati sulla popolazione locale, passato dal 6% del 2004 al 12% del 2009. Anche il numero assoluto dei cittadini stranieri è raddoppiato. Secondo gli osservatori sull’immigrazione di Reggio e Mantova, all’inizio del 2010 Reggio Emilia contava 64.511 residenti con cittadinanza non italiana, mentre Mantova 50.205, rispettivamente più del 113% e più del 109% rispetto al 2004.
La stabilizzazione dei flussi è stata accompagnata dall’aumento delle presenze femminili che oggi rappresentano una quota paritaria a quella maschile e dalla presenza di numerose famiglie con minori in età scolare e prescolare. L’ultimo dato disponibile, quello del gennaio 2010, dice che i figli minorenni di cittadini stranieri rappresentavano rispettivamente il 27% a Mantova e il 26% a Reggio Emilia del totale dalle popolazione straniera.
In questi anni entrambe le amministrazioni hanno sviluppato politiche e progetti per garantire qualità di vita e coesione sociale alle proprie comunità. Il protocollo d’intesa impegna i due enti a garantire scambio di informazioni, conoscenze ed esperienza in tema di integrazione sociale e dialogo interculturale, a realizzare progetti e iniziative comuni attivare concrete forme di scambio di esperienze, aprendo un confronto tra le rispettive realtà territoriali.
“Sarà possibile organizzare eventi culturali e sociali, oltre che lavorare insieme sulle comunità indiana e pakistana che vivono intorno al fiume Po, utilizzando per esempio il cricket come strumento di integrazione e valorizzazione.
L’attenzione è stata posta su interventi quali il monitoraggio dell’immigrazione sul territorio, la mediazione linguistico-culturale, la promozione del dialogo e della comunicazione interculturale, la diffusione della conoscenza della lingua italiana, la sensibilità ai bisogni in particolare delle donne migranti e delle nuove generazioni, quali importanti attori nella costruzione dell’integrazione delle famiglie nel contesto locale, il coinvolgimento delle associazione di immigrati in forme di rappresentanza e di partecipazione sociale e politica.




