
Ed ora la ciliegina sulla torta, per non dire l’oliva nel bicchiere perchè basterà oltrepassare il cavalcavia per finire sotto la protezione di “bacco” con ambrosia e derivati che scorre a fiumi. Roba da impallidire, anzi da coma etilico-politico. L’ennesimo (inconscio) passo autodistruttivo della città a seguito di politiche irresponsabili. L’ennesima tardiva presa di coscienza dopo che la “frittata” era stata già fatta. Ai soliti illuminati di rito francese, integerrimi datori di lezioncine in salsa perbenista, erano sfuggite – ma toh – le conseguenze che un inopinato lassismo avrebbe provocato. La verità è che questi amministratori dovrebbero mettersi in testa una volta per tutte che i tempi sono cambiati e che il oro progetto di integrazione è fallito. Un conto è “ordinare” ai modenesi; altro conto mettere regole a personaggi che sono qui con arroganza, per prendere senza dare e che è ben lieta di contribuire ad innalzare quel vessillo rosso nel quale campeggia la parola diritti, ma non quella doveri. In queste condizioni, un’amministrazione seria, adotterebbe il pugno di ferro contro il degrado con interventi mirati della stessa polizia municipale, assolutamente in grado per capacità e mezzi di riportare l’ordine in quindici giorni. Si chiudano i troppi esercizi fuorilegge, si proceda con l’identificazione dei più esagitati e dei più irrispettosi delle normali regole di convivenza e di quelle penali, finchè non sarà loro chiara l’alternativa che una città tranquilla e ordinata consente ai balordi di ogni risma: quella di tornare da dove sono venuti. Se no ai modenesi viene il dubbio che la scarsa lucidità e la poca lungimiranza nell’affrontare i problemi che investono Modena sia conseguenza di ragionamenti bizzarri da frequentatori di “enoteche politiche”. D’altra parte la fantasia al potere e tutte le analisi sociologiche sul perchè e il per come – ha concluso Aimi – mal si concigliano con la realtà dei fatti. Quella sotto gli occhi di tutti”.



