
Dopo avere percorso il sentiero che collega il castello all’area dello scavo, i partecipanti seguiranno le lezioni degli archeologi sul lavoro svolto negli ultimi mesi relativo ai ritrovamenti di epoca romana che hanno fatto di questo sito uno dei più significativi non solo a livello locale.
Dopo le prime importanti scoperte delle pregevoli pavimentazioni, il lavoro condotto dagli archeologi e dai geologi durante la sesta campagna di scavo, condotta nei primi mesi del 2011 e ancora in corso, ha messo infatti in luce i resti di un edificio riferibile al tardo periodo repubblicano, probabilmente destinato al culto di Minerva, divinità connessa alle acque, ed in particolare al loro valore salvifico e curativo.
Il fascino del sito è proprio rappresentato dal fatto che i lavori di scavo ed i ritrovamenti continuano, dando così la possibilità ai visitatori di essere partecipi, settimana dopo settimana, del fascino della scoperta di nuovi reperti e antichi manufatti.
L’obiettivo degli archeologi nella campagna del 2011, è comprendere la pianta e la funzione della struttura architettonica in blocchi solo in parte messa in luce nel 2010 e di approfondire, grazie all’aiuto di geologi, i reali motivi che furono causa della vasta distruzione del sito.
Lo scavo archeologico è stato finanziato nel corso del 2011 dal Comune di Sassuolo, che è inoltre diventato concessionario del sito.
Al Comune di Sassuolo che ha reso possibile l’avvio del “progetto di ricerca Montegibbio” con gli scavi, si è unita la Soprintendenza per i Beni Archeologici con il proprio personale scientifico (Dott. Donato Labate, Dott. Luca Mercuri) e tecnico.
Sullo scavo, diretto in questa campagna dalla dott.ssa Francesca Guandalini, oltre ad operare gli archeologi (Dott. Francesco Benassi, Ispettore Onorario Ivan Zaccarelli) e gli studenti dell’Università di Modena e Reggio Emilia (Corso di Laurea in Scienze dei Beni Culturali) e di Bologna (Corso di Laurea in Archeologia) partecipano, con le proprie preziose consulenze, i geologi Prof.ssa Lisa Borgatti (DISTART, Università degli Studi di Bologna) e Prof. Stefano Cremonini (Dipartimento di Scienze della Terra e Geologico-Ambientali, Università degli Studi di Bologna).




