
Ne è prova evidente proprio il quadro del museo bolognese, sensazionale documento di ritrattistica di ambito caravaggesco, in bilico com’è fra celebrazione dell’individuo e volontà di indagare un’identità umana con implacabile senso del “vero”. Mentre il personaggio si dispone secondo le regole consuete all’ufficialità del ritratto, circondato dall’apparato scenografico che ne definisce il rango e il ruolo (il vessillo, le armi, ma anche la gorgiera, i merletti, gli imponenti stivali…), l’uso della luce che entra lateralmente, “di taglio”, agisce da strumento introspettivo, rivelando con le imperfezioni del volto l’irripetibile e profonda verità di un individuo.
Fino al 29 gennaio chi vorrà incontrare il Gonfaloniere, ancora ignoto, dovrà recarsi a Palazzo Reale di Milano, dove resterà per tutta la durata della mostra Artemisia Gentileschi, storia di una passione, prima di fare ritorno a casa sua, nelle Collezioni Comunali d’Are di Bologna.



