
Un tema complesso che ha messo a nudo le perplessità e le titubanze di una classe politica che fatica a tenere il passo nei confronti delle trasformazioni che le riforme del Governo Monti stanno generando, ma che dovrà per forza confrontarsi con lo slancio prorompente di questa nuova Italia determinata ad andare avanti sulla strada delle riforme non più soltanto per far fronte alle difficoltà economiche e finanziarie in cui versa il Paese, ma soprattutto per rispondere al crescente bisogno di cambiamento proveniente dalla società civile. Dall’altra parte la concretezza dell’imprenditoria che da anni produce lavoro e ricchezza e che ora si mette a disposizione per costruire insieme un percorso di crescita e di sviluppo.
Incalzati dall’introduzione di Chiara Giberti e di Simone Montermini e dalle domande di una folta platea di pubblico di orientamenti politici ed estrazioni culturali diverse, le posizioni dei relatori, in apparenza distanti, si sono trovate a convergere sull’unica strada possibile: quella delle riforme necessarie, anzi indispensabili. “Questo Governo è una straordinaria occasione – spiega Benedetto Della Vedova – che tutti i partiti dovrebbero sostenere per sentirsi protagonisti di un profondo cambiamento che coinvolgerà l’Italia e tutta l’Europa per i prossimi 20 anni. Bene quindi proseguire sulla strada del rigore, ma introduciamo un meccanismo di solidarietà e mutualità tra i paesi e creiamo nuove regole di governo comune in grado di dare risposte adeguate sia ai singoli paesi che al sistema Europa”.
Un’analisi coraggiosa arriva da Marco Follini, che rivolge un invito al Pd ad avere maggior coraggio, ad elaborare strategie politiche per costruire un programma per il futuro del Paese in cui riformisti e moderati si incontrino prendendo le distanze i primi da posizioni più radicali e i secondi da posizioni più conservatrici. “La fotografia di Vasto non esiste più. Non possiamo allearci con coloro che non sostengono le riforme. Oggi è necessario aprire una nuova fase politica in cui ogni partito rinunci ai singoli interessi di parte per uscire dalla cattiva politica, recuperare uno spirito positivo e mettere in moto la ripresa sociale in grado di generare quel miracolo economico necessario per il Paese e per i giovani”.
Tesi rafforzata e integrata dalle parole di Fabio Storchi che ha introdotto l’interessante tema della democrazia economica. “Il livello di welfare raggiunto dai paesi dell’Eurozona richiede nuove forme di collaborazione tra impresa e lavoro. Se vogliamo recuperare la strada della crescita economica dobbiamo abbandonare le ideologie e le conflittualità per inaugurare una nuova stagione di coinvolgimento e partecipazione e prevedere una redistribuzione della ricchezza proporzionata al livello di ricchezza dell’azienda.” Lucida e obiettiva anche l’analisi della situazione economica e finanziaria determinata dalla pessima gestione politica degli ultimi venti anni a cui tutti, dall’associazionismo alle forze economiche, si sono adeguati per seguire interessi di parte e che a novembre ha rischiato di trascinare l’Italia sull’orlo del default. “Il debito pubblico – ha precisato Storchi – è preoccupante e preclude ogni possibilità di crescita e la mancanza di risorse finanziarie non ci permette di investire in ricerca e sviluppo. Gli imprenditori hanno bisogno di un paese forte che accompagni nei processi di internazionalizzazione ed è la politica che deve dettare gli indirizzi e le strategie”.
Da tutti infine il desiderio di inaugurare una nuova fase che necessariamente richiede il coraggio di fare scelte importanti, che passano da una scomposizione e ricomposizione del quadro politico. “E’ impensabile infatti – sostengono i Riformisti – presentarsi alle elezioni con le stesse formazioni politiche attuali e con la stessa legge elettorale: occorre liberalizzare anche la politica”.





