
E’ un sequestro finalizzato all’eventuale confisca, per garantire la rifusione del danno in caso di condanna per reati contro la pubblica amministrazione. Gli importi sequestrati sono equivalenti infatti a quelli che l’accusa considera provento del patto corruttivo o, nel caso delle aziende, dei vantaggi che avrebbero ottenuto grazie al patto tra i loro funzionari e gli amministratori pubblici.
Il grosso del sequestro colpisce la cordata vincitrice dell’appalto: per 41,6 mln a Ccc (Consorzio coop costruzioni), a Irisbus (società del gruppo Fiat che produce il Civis) per 34,7 mln. A due ex consiglieri di Atc sono stati sequestrati beni per 872.000 euro e 315.000. Il giudice potrà disporre la nomina di un amministratore per la gestione ordinaria dei beni, le difese possono far ricorso al Riesame.
A gennaio, nell’ambito dell’inchiesta, erano stati inviati 13 avvisi di fine indagine.



