
Giorgio Pighi ha anche precisato: “Parlo solamente ora perché il Giudice di Pace di Modena ha pronunciato la sentenza sul trattenimento dei due ragazzi nati in Italia da genitori bosniaci. Farlo prima avrebbe costituito un’interferenza indebita.
Esprimo inoltre il mio profondo apprezzamento al prefetto Benedetto Basile e al questore Giovanni Pinto che si sono attenuti alla stessa regola di correttezza istituzionale e di civiltà giuridica, nonostante le critiche, fuori luogo, rivolte dal senatore Carlo Giovanardi che, chiedendo di esprimere un giudizio, aveva usato un’espressione a dir poco sgradevole e aveva parlato di ‘imbarazzante silenzio’.
I precedenti penali – aggiunge Pighi – pongono questi ragazzi nelle stesse condizioni degli altri, italiani o stranieri che siano: dovranno sottostare ai processi e, qualora la magistratura pronunci una condanna, espiare la pena inflitta. Il giudice ha riaffermato con chiarezza lo Stato di diritto, il rispetto della libertà personale e dei principi fondamentali della protezione internazionale che impediscono di equiparare il Centro di identificazione e di espulsione alla prigione. Ora sta a questi giovani inserirsi nella società, consapevoli che il rispetto delle regole, la ricerca di un lavoro e la piena conformità della loro posizione alle leggi saranno gli strumenti per potersi integrare nella società e avere una vita migliore rispetto a quella di figli di migranti che hanno perso le radici dei genitori e hanno rischiato di non vedere riconosciuti i diritti fondamentali della persona umana. Ancora una volta la Magistratura ha mostrato di sapere tutelare questi diritti”.



