Nel corso della Festa Pd di Ponte Alto, a Modena, il prossimo sabato 8 settembre, si terrà, presso lo spazio ricostituente Sala Abitcoop, un dibattito intitolato “Proposta di Legge regionale di iniziativa popolare contro la violenza sulle donne”, con Mariangela Bastico, senatrice Pd, Lucia Bongarzone, coordinatrice Conferenza delle Democratiche Emilia Romagna, Roberta Mori, consigliere regionale Pd, Caterina Liotti, Coordinatrice Conferenza delle Democratiche di Modena, Antonella Oriani, Coordinamento Centri antiviolenza Regione Emilia Romagna, Laura Piretti, Presidente Udi Modena, e Vittoria Maestroni, Presidente Centro documentazione donna di Modena.

La città di Modena farà da capofila, all’interno della Conferenza regionale delle Democratiche, per la presentazione di un progetto di legge regionale di iniziativa popolare sulla violenza contro le donne. L’intento è quello di portare entro l’anno, all’Assemblea legislativa regionale, una proposta incentrata sulla prevenzione e sul contrasto del fenomeno in tutta la sua complessità. Un fenomeno che ha come punta dell’iceberg i femminicidi: 127 donne uccise nel 2011, in Italia, di cui 14 in Emilia-Romagna, e 63 nei soli primi 6 mesi dell’anno in corso; 1 omicidio volontario su 4, nel nostro Paese, è commesso tra le mura domestiche, e in 7 casi su 10 la vittima è donna. Ammonta inoltre ad alcune migliaia il numero di coloro che ogni giorno sono costrette a fare i conti con diverse forme di violenza e sopruso. «È un battaglia culturale, di civiltà, che dobbiamo fare tutti insieme, donne e uomini», ha dichiarato Caterina Liotti, coordinatrice della Conferenza delle Democratiche di Modena. «Le donne hanno dedicato molta attenzione al tema della violenza cosiddetta “di genere”, indagando il rapporto tra i sessi, i condizionamenti sociali di una cultura patriarcale, e hanno cercato di comprendere il perché di una condanna sociale troppo timida da parte della società, certamente retaggio di culture ancestrali; hanno persino cercato di capire se esiste una qualche forma di complicità nei rapporti malsani e violenti. Ma ora è tempo che insieme, donne e uomini, fuori e dentro le istituzioni – ha concluso Liotti – ci si impegni con azioni che vadano a modificare culturalmente la nostra società. Non si può, non si deve, pagare con la vita la fine di una relazione d’amore». Il percorso intavolato dalla Conferenza regionale delle Democratiche prevede la costituzione di un tavolo tecnico che produrrà la proposta di legge di iniziativa popolare da sottoporsi ai Consigli comunali secondo le norme previste dallo Statuto regionale. Sono già 13 le regioni e la provincia autonoma di Bolzano che, in assenza di un Piano di Azione Nazionale, hanno promulgato negli anni norme sulla tematica della violenza di genere, in modo molto diversificato per ampiezza e intensità dei temi trattati; la più recente la legge della Regione Lombardia votata all’unanimità a fine giugno di quest’anno. Anche per la Regione Emilia-Romagna è venuto il tempo di fare un salto di qualità verso la sistematizzazione degli interventi e dei servizi, la migliore integrazione delle azioni messe in campo dai diversi soggetti coinvolti e la valorizzazione dei centri antiviolenza e delle associazioni femminili che da anni sostengono le vittime e agiscono per spingere il cambiamento culturale.