Lunedì 15 ottobre il Consiglio comunale ha approvato lo Statuto della Fondazione Fotografia, anche se di fatto senza la maggioranza dei consiglieri e col voto contrario di Sinistra per Modena. Nel futuro Consiglio di Amministrazione – cioè nell’organismo che deciderà le linee culturali e gestionali del nuovo ente – siederanno 5 persone, di cui 3 di diretta emanazione della Fondazione CRMO, tra le quali il Presidente, una nominata dal Comune di Modena e un’altra che, come dice lo statuto, sarà nominata in maniera congiunta da FCRMO e Comune di Modena. Quindi, come già denunciato da Rifondazione Comunista il 5 marzo 2012, all’atto dell’approvazione in Consiglio Comunale della “costituzione di una nuova Fondazione”, il Comune di Modena sarà in minoranza sulle scelte di questo organo decisionale.
Che l’Amministrazione comunale già si senta in una condizione di subordine è evidente anche dalle parole dell’Assessore Roberto Alperoli, che sostiene con convinzione il provvidenziale “salvataggio” della Fondazione e l’inevitabile conseguente passaggio all’ente privato del patrimonio culturale e del personale del Fotomuseo Panini.
Già dal marzo scorso l’amministrazione aveva deliberato “di consegnare in deposito alla nuova Fondazione le collezioni fotografiche di proprietà del Comune di Modena che erano gestite e custodite dall’Associazione Giuseppe Panini Archivi Modenesi” e “di agire affinchè tutto il materiale proveniente dalla Associazione Giuseppe Panini Archivi Modenesi sia destinato alla nuova Fondazione”.
Ma prima di tutto quello che viene delegato a Fondazione Fotografia è il potere decisionale pubblico su un bene culturale così importante per Modena come è quello fotografico – fatto di artisti, di operatori con competenze professionali specifiche, di opere, di raccolte, di esperienze e progetti culturali che appartengono alla città e che ci pare quantomeno arbitrario vengano coordinati, gestiti e indirizzati da un organismo privato in quasi completa autonomia. In sostanza si cede a un modello che garantisce al potere economico un peso decisionale fondamentale sulle politiche culturali.
Che dire poi della sorte degli ex dipendenti del Fotomuseo? Parliamo di 5 persone, nessuna della quali è stata confermata nel vecchio contratto di lavoro, nonostante la professionalità e le competenze acquisite e ampiamente dimostrate!
Già nel marzo scorso il consigliere Federico Ricci aveva presentato un’interrogazione sul tema dei dipendenti di Fondazione Fotografia e del Fotomuseo alla quale l’Assessore Alperoli rispondeva che “al fine di non disperdere l’esperienza maturata da parte di ciascuno, il Comune di Modena e la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena hanno offerto loro un incarico per due anni nell’ambito di attività culturali” (Due anni precari in cambio di un tempo indeterminato!) promettendo poi cambiamenti con l’ingresso del Comune di Modena nel CdA di Fondazione Fotografia, quando “il Comune avrà modo di partecipare alle scelte che verranno adottate anche in materia di personale”.
Il problema dei lavoratori del Fotomuseo è così liquidato: con la spartizione tra i superstiti della misera torta che resterà al netto del solido compenso del futuro Direttore. Insomma a cose fatte l’Amministrazione comunale, dal suo angolino di minoranza, potrà sommessamente dire la sua. Ma con cautela, perché a comandare sarà chi ha in mano il portafogli!
Sono avvisati i futuri dipendenti della prevista Fondazione Cultura, cioè quelli che ora sono i dipendenti dei Musei Civici, del Museo della Figurina e della Galleria Civica, ai quali già nel Consiglio del 5 marzo un emendamento, che si aggiunse in sordina in coda alla discussione sulla Fondazione Fotografia, la propose come modello da adottare.
Con la benedizione del centro destra e del centro (sinistra).
(Stefano Lugli – segretario PRC Federazione di Modena)



