Un commissario ad acta nominato senza un confronto con gli Enti locali che, per quanto di loro competenza, hanno già compiuto i passi necessari per avviare, come stabilito dalla normativa europea, la riconversione dello stabilimento. La decisione del Comitato interministeriale di commissariare il progetto di riqualificazione dell’ex zuccherificio di Finale Emilia, che tante perplessità ha sollevato a livello locale, approda, ora, in Parlamento: il deputato modenese del Pd Ivano Miglioli ha, infatti, presentato oggi una interrogazione a risposta in Commissione agricoltura indirizzata al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Nel testo dell’interrogazione si chiede, appunto, di conoscere le motivazioni della nomina; secondo quali criteri è stato nominato, quali siano le competenze e di quali poteri sia dotato il commissario; e per quale ragione la decisione sia stata adottata senza un preventivo confronto con le amministrazioni locali. Si chiede, inoltre, di conoscere l’importo dei fondi già erogati all’industria saccarifera a sostegno del progetto e come tale concessione di risorse sia stata monitorata. Perché la vicenda è alquanto complessa e gli Enti locali, Provincia e Regione in primis, hanno già fatto sapere di non condividere una scelta che sembra addossare le ragioni dello stallo del progetto proprio alle istituzioni quando queste hanno già, da anni, rilasciato le autorizzazioni necessarie per consentire l’avvio della produzione. Nell’interrogazione Ivano Miglioli ripercorre quelle che sono le tappe del progetto. Nel 2006 l’Unione europea riordina il mercato dello zucchero: l’Italia deve rinunciare al 67% della quota nazionale di produzione con conseguente chiusura di 15 dei 19 stabilimenti saccariferi presenti nel paese. In contemporanea vengono stanziati aiuti nazionali e comunitari per la riconversione delle aree. Per Finale Emilia, il progetto approvato dal Ministero punta alla realizzazione di una centrale termoelettrica a biomasse vegetali rinnovabili che, coinvolgendo le aziende agricole del territorio, si impernia sulla coltura del sorgo da fibra e sull’utilizzo di sottoprodotti dell’agricoltura locale. Da ormai quattro anni è in atto una sperimentazione che ha permesso di individuare le varietà di sorgo più adatte al territorio. Regione Emilia-Romagna, Provincia di Modena e Comune di Finale Emilia hanno già concluso tutte le attività di loro competenza compreso l’accordo di riconversione sul progetto e il rilascio delle necessarie autorizzazioni.




