Il Premio Bontà “Famiglia Bossi” ha quarant’anni, ma non li dimostra, le motivazioni che lo animano, infatti, non hanno età e non mostrano certo segni di stanchezza. Istituito nel 1972 da Lalla Bossi in memoria del marito, il notaio Cesare, e dal figlio, l’avvocato Pietro, dal 2002 il Premio Bossi è organizzato dagli eredi, Cesare Alessandro, Elena e Andrea, nel rispetto di un legame ideale che unisce il passato e il futuro di questa generosa famiglia.

La cerimonia di assegnazione del Premio, patrocinato del Rotary Club Reggio Emilia, è stata preceduta dalla Santa Messa in suffragio di tutti i defunti rotariani celebrata da Padre Paolo Grasselli, responsabile del polo Culturale nella Chiesa dei Padri Cappuccini dell’Emilia Romagna, alla presenza di Padre Attilio Martelli, guardiano e custode della Chiesa dei Padri Cappuccini.

La bellezza intima del Premio, ospitato come di consueto nel Museo dei Cappuccini a Reggio Emilia, quest’anno è stata arricchita dalla bellezza evocativa ed estetica dell’esposizione di opere dedicate a San Francesco dell’artista Elisa Morelli, presente alla serata insieme all’architetto Nadia Calzolari, curatrice della mostra, che ne ha illustrato il percorso creativo artistico.

Il presidente del Rotary Club Reggio Emilia, Fabio Storchi, ha quindi introdotto il Premio Bossi il cui vincitore dell’edizione 2012 è Carmine Fezza, un ragazzino che a soli 13 anni ha alle spalle una storia di sofferenza e coraggio.

Colpito da una grave malattia genetica, nel suo percorso tribolato ha incontrato medici competenti, disponibili e attenti, tra cui la dottoressa Livia Garavelli e il dottor Giovanni Fornaciari, che hanno saputo riconoscere, curare e risolvere il suo grave problema di salute.

Durante il lungo e pesante calvario, alternato da degenze in ospedale, esami e un delicatissimo intervento chirurgico, a cui sono seguiti lunghi mesi di terapie, Carmine non si è mai perso d’animo, ha reagito con serenità e determinazione, infondendo egli stesso coraggio alla famiglia e trasmettendo una forza che non ha mai lasciato spazio a un momento di sconforto.

La storia di Carmine, fortunatamente, ha un lieto fine: oggi è completamente guarito e può condurre una vita normale accanto all’affetto dei suoi cari che finalmente hanno ritrovato la serenità.

L’insegnamento da trarre lo spiega Elena Bossi: “Carmine è un esempio semplice e allo stesso tempo splendido di coraggio e bontà, un insegnamento per tutti noi a tenere solo ciò che conta delle cose e lasciare ciò che è superfluo”.

Fabio Storchi nel ringraziare la famiglia Bossi per l’esempio di generosità rinnovato ancora oggi dopo quarant’anni dagli eredi, ha sottolineato il valore delle motivazioni “che sono le stesse che animano medici scrupolosi, attenti a sollevare non solo le sofferenze fisiche, ma anche psicologiche dei loro pazienti, ed è per questo che siamo particolarmente riconoscenti alla dottoressa Livia Garavelli e al dottor Giovanni Fornaciari, nostri soci, che ogni giorno manifestano con spirito di servizio i principi del Rotary”.

La serata si è conclusa con una cena frugale nel Refettorio del Convento allietata dal canto del tenore Luciano Barani e dalla lettura, a cura di Lucia Botecchi, di alcuni brani tratti dal Cantico di Frate Sole di San Francesco d’Assisi.