Se qualcuno ne dubitasse ancora, la recente sortita del sindaco Caroli viene a confermare che Savignano non è un paese per le imprese.

Dopo la guerra senza esclusione di colpi che ha visto il sindaco accanirsi contro un’azienda il cui torto era di essersi mossa secondo le linee concordate con la precedente amministrazione (parliamo della Calcestruzzi Vignola), e dopo aver fatto passare la voglia di investire a qualche altro imprenditore del posto, l’ultima trovata riguarda l’applicazione dell’Imu, che dovrebbe essere pagata anche sulle cave.

L’ineffabile Caroli informa infatti di aver maturato tale convinzione in seguito a uno studio commissionato a un “esperto” che avrebbe suggerito di considerare le cave come aree edificabili e, in quanto tali, assoggettabili all’imposta.

A rafforzare tale impostazione, il sindaco di Savignano afferma che “le normative vanno in un’unica direzione: che anche le cave dovrebbero pagare l’Imu”.

Se così fosse, non si capisce, nel presente momento di crisi delle casse pubbliche, la necessità di spendere anche solo poche migliaia di euro per un acquisire un parere.

Il punto è che le cose non stanno così. Tant’è che lo stesso Caroli, nella sua dichiarazione, scivola sul condizionale, contraddicendosi in un’unica frase: non si conoscono infatti norme che prevedano che si “dovrebbe” fare o non fare qualcosa.

O si deve, o non si deve.

Ma il nostro persegue indomito l’equità fiscale, e quindi il condizionale diventa imperativo, e anche le competenze circa l’accatastamento, che spettano ad altri soggetti, sono dettagli che egli supera agevolmente grazie al “parere” del luminare pagato dal Comune.

C’è da chiedersi, una volta di più, dove vivano certi personaggi che in altre epoche avrebbero anche potuto essere pittoreschi; peccato che di questi tempi nessuno ha più voglia di ridere, anche se, per la verità, un sorriso affiora nel leggere che non appartiene al sindaco nessuna volontà di accanimento né, Dio ne scampi, nessuna volontà di far cassa.

A proposito di cassa, l’invito al sindaco Caroli è allora di non contare su questa entrata nei suoi bilanci di previsione, anzi, oltre alla spesa già realizzata per pagare lo studioso, pensi magari ad accantonare qualche riserva per pagare gli avvocati che dovranno fronteggiare le ragioni delle imprese che non possono tollerare l’ostilità miope e preconcetta di chi è disponibile a sacrificare le forze economiche presenti sul territorio a un’ideologia che risulta ormai sempre più avulsa dalla realtà.

 

(Collegio Edili Apmi-Confimi Modena)