
Sono stati già presi contatti con la Regione Emilia-Romagna, che riceverà la domanda per il riconoscimento in prima istanza, poi si passerà al Ministero per le Politiche agricole ed infine a Bruxelles, con un percorso che si spera possa concludersi positivamente nel 2014. Quest’anno, intanto, gli agricoltori soci di Apar inizieranno ad adottare il marchio dell’Associazione anche sul loro prodotto, quindi come marchio commerciale, per farlo conoscere al pubblico. Le regole che si sono dati puntano sull’alta qualità, per cui non si identificano particolari varietà di anguria, ma caratteristiche specifiche come il grado brix a 11,5 ed il grado di maturazione, per fregiarsi del marchio e, un domani, dell’Igp.
E’ il punto più alto di una storia che comincia da lontano, visto che esistono testimonianze, anche curiose, sull’uso del cocomero in cucina nei secoli passati; ma è dalla metà del secolo scorso che questa produzione ha preso piede su vasta scala, da quando si è iniziato a consumarla in compagna nei classici “casòt” sparsi nel nostro territorio. Era, allora, un prodotto con una stagionalità di un mese o poco più, ma il miglioramento delle lavorazioni e delle tecniche produttive e le nuove varietà hanno portato oggi i nostri coltivatori a farsi conoscere ed apprezzare nei mercati ortofrutticoli all’ingrosso già con le primizie di stagione, poi nel corso non solo dell’estate, per una stagione che dura ora fino a sette mesi.
Il libro, edito da Bookstones, ha beneficiato di numerosi contributi sia per i testi sia per le fotografie ed è stato patrocinato da Provincia di Reggio Emilia, Apar, Dinamica ente di formazione, Università di Ferrara, Banca Reggiana, Consorzio Agrario dell’Emilia, OrtoRè, Col diretti, Cia, Copagri, Confagricoltura ed Iter.



