
Gli effetti della difficile congiuntura sono stati però ben più sensibili per le imprese non femminili, che sono risultate 5.286 in meno (-1,6 per cento).
In Italia le imprese femminili (1.260.385) hanno subito una più ampia flessione (-0,9 per cento).
È quanto risulta dai dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio di fonte InfoCamere elaborati da Unioncamere Emilia-Romagna.
Meno intensa di quella rilevata in Emilia-Romagna la riduzione è stata solo in Trentino-Alto Adige, Toscana e Lombardia, compresa tra 0 e -0,2 per cento, ma è arrivata fino al -2,3 per cento in Liguria e al -3,1 per cento in Valle d’Aosta.
La forma giuridica Le imprese più strutturate fanno fronte meglio alla crisi e al blocco del credito. Le società di capitale sono aumentate di 332 unità, +2,9 per cento, e sono il 13,3 per cento del imprese rosa. Le cooperative e i consorzi (+65 unità) continuano a fare registrare la crescita più rapida (+5,3 per cento). Il calo delle imprese femminili è da attribuire alle ditte individuali (-674 unità, -1,2 per cento). Le società di persone sono scese poco (-44 unità, -0,2 per cento).
Settori di attività economica Al decremento, seppur leggero, hanno contribuito principalmente la continua storica contrazione in agricoltura (-654 unità, -4,5 per cento) quindi le diminuzioni nel commercio (-112 unità, -0,4 per cento) e nella manifattura (-84 unità, -1,0 per cento). All’opposto, i maggiori contributi positivi sono derivati dall’auto impiego nei servizi di ristorazione (+183 unità, +2,5 per cento), dalle attività immobiliari (+84 unità, +1,3 per cento) e dalle costruzioni (+75 unità, +1,9 per cento).



