
La sepsi, la sindrome che si instaura in conseguenza di un’infezione, ha un’incidenza di circa il 2,5% sui ricoverati nelle strutture sanitarie italiane, con una mortalità media del 30%. “La Sepsi – spiega il prof. Massimo Girardis responsabile della Terapia Intensiva post-operatoria del Policlinico e Coordinatore del Gruppo di Studio infezione e sepsi della Società Italiana di Anestesia e Rianimazione – non è, come spesso si crede, un avvelenamento del sangue, ma si manifesta quando la risposta immunitaria dell’organismo a un’infezione danneggia i suoi stessi organi con conseguenti shock, insufficienza d’organo multipla e, nei casi più gravi, morte. La tempestività della diagnosi è determinante ma è resa difficile dal fatto che i sintomi, come febbre, frequenza cardio-respiratoria, conteggio di leucociti nel sangue sono aspecifici”.
Da qui l’esigenza di sensibilizzare tutti, medici e cittadini, sul rischio di questa patologia e sulla necessità di mantenere alta la soglia di attenzione su questo tema. “Gli studi più recenti hanno dimostrato che una rianimazione precoce e aggressiva migliore del 16% la sopravvivenza dei pazienti trattati e che il limite temporale utile per ottenere questo risultato si aggira sulle sei ore. Per questo motivo è fondamentale potenziare una rete di intervento che permetta una diagnosi tempestiva e il veloce invio a un centro specializzato” conclude Girardis.

IL PROGETTO SOPRAVVIVERE ALLA SEPSI DEL POLICLINICO
Il Policlinico di Modena, già dal 2004, ha varato il progetto “Sopravvivere alla Sepsi”, con lo scopo di formare tutto il personale alla gestione dei pazienti colpiti da questa infezione, che è stato poi adottato dalla Regione Emilia Romagna nell’ambito del programma di lotta alla sepsi e che ha permesso, nel quinquennio 2004-2010 ridurre del 30% la mortalità dei casi di sepsi severa e shock settico ricoverati in Terapia intensiva.
Prevede un programma di formazione sulla sepsi per medici e infermieri di tutti i dipartimenti ospedalieri e l’implementazione di un protocollo specifico per il monitoraggio e la gestione dei pazienti con sepsi severa o shock settico, gestito da un pool di professionisti coordinati dal prof. Massimo Girardis e dalla dottoressa Patrizia Marchegiano del Servizio di Prevenzione e Protezione.
L’iniziativa modenese per il suo valore strategico è stata inserita, poi, nel progetto delle Autorità sanitarie dell’Emilia Romagna chiamato “Lotta alla sepsi in Emilia Romagna” (LaSER), incluso nei Progetti di Ricerca e Innovazione (PRI ER), che ha preso il via nel 2005 e nel quale l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico e l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia partecipano anche attraverso iniziative di ricerca specifica, come lo sviluppo di un software capace di fungere da guida tecnica on-line rivolta al clinico, in modo da curare al meglio il paziente. Il progetto regionale inoltre è stato incluso dal Ministero della Salute tra i suoi progetti strategici nel 2007.




