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‘Voci dal cratere’, un viaggio nei luoghi del terremoto. Martedì sera a Casalgrande con il sindaco di Reggiolo

vocidalcratereSarà presentato martedì 24 settembre, alle 21, nella sala espositiva di piazza Ruffili, il progetto «Voci dal cratere» sui luoghi del terremoto emiliano. Saranno presenti il sindaco di Reggiolo Barbara Bernardelli e il sindaco di Casalgrande Andrea Rossi.

‘Voci dal Cratere’ è un progetto editoriale che si compone di un volume fotografico e di un film, e racconta l’Emilia colpita dal sisma di maggio 2012 attraverso gli occhi del reporter, ideato curato e prodotto dalla giornalista e regista Isabella Trovato e dalla fotografa Isanna Trovato. Il libro è una selezionata raccolta di foto e testimonianze: un centinaio di pagine divise per tappe, dai paesaggi della campagna emiliana inviolata, ai luoghi colpiti dagli eventi tellurici, alle macerie, al racconto della gente del posto, fino alla solidarietà, una catena umana di uomini e donne partiti da ogni dove per fornire aiuti, e alla presenza in scena del reporter nell’espressione della sua funzione che è quella di consegnare un documento alla storia.

Una linea, quella della figura scenica del reporter, che diventa centrale nel film della regista Isabella Trovato in cui si ipotizza uno scenario dove lo stesso terremoto, interpretato da un ballerino di flamenco, torna sulla scena, cioè nel cratere come gli stessi terremotati hanno ribattezzato l’area colpita dall’evento tellurico, e ascolta i pensieri dei sismici muovendosi tra di loro senza essere visto.

A dargli la caccia è appunto la reporter, che ne percepisce la presenza nei luoghi che attraversa, e tra la gente che incontra, fino a quando non lo cattura nell’obiettivo della macchina fotografica non per eliminarlo ma per immortalare il frangente in cui la presenza del sisma si fa materia. La scelta di mettere in scena un ballerino di flamenco, danza gitana che più di qualsiasi altra rappresenta un legame con la terra, nasce dall’idea maturata tra i terremotati, che il sisma abbia trasformato in nomadi le persone che abitano il cratere e che l’evento è stato così violento, che il dramma non è stato del singolo ma è stato collettivo.