
E’ domenica mattina. Due amiche mature leggono insieme una scena di teatro che una di loro deve recitare l’indomani. Immediatamente si avverte la distanza che le separa: Lucia, attrice di professione, percorsa da eterne tempeste dell’anima, ha sublimato il suo bisogno di amore con l’arte e si accontenta di vivere di riflesso le storie che legge e che studia dai copioni; per Maria, invece, dirigente di banca, gli ‘alti turbamenti’ avvertiti dall’amica altro non sono che terrene occasioni di vita, da assaporare nel concreto della quotidianità, da sviscerare e vivere. Ma ecco che Lucia resta sola per un po’ e davanti ai suoi occhi di donna un po’ rigida, severa e moralista compare un giovane ragazzo in mutande, che l’amica ha portato a casa, ubriaca, la sera precedente. Lui la scambia per Maria e lei, d’istinto, un po’ per gioco, un po’ sperando di sbarazzarsi di lui, finge di essere ciò che non è. D’altronde lui non ricorda quasi nulla della donna con cui è stato, se non qualche particolare imbarazzante, piccante, addirittura buffo. Comincia così, quando Maria ritorna, un gioco a tre che, anche quando si svela, nel finale, costringe i protagonisti a riflettere su se stessi e sui rapporti interpersonali, su un mondo difficile, su rabbie, fragilità, delusioni e sulla comune costante ricerca dell’amore, sola forza e solo rimedio ai mali dell’essere umano.



