
“Il Piano non è scritto nella pietra – ha spiegato Gualdi rispondendo ad una domanda del capogruppo della Lega nord Argio Alboresi – ed è suscettibile di variazioni nel corso degli anni”. Numerosi gli interventi da parte dei consiglieri, molti dei quali critici verso il fatto che questo documento così complesso e articolato potesse diventare solo “un libro dei sogni”, così l’ha definito la capogruppo di ApC Giliola Pivetti, oppure “un progetto troppo ambizioso” come ha chiosato lo stesso Alboresi. La stessa Pivetti ha messo in discussione poi le affermazioni del mobility manager relativamente ai Piani di altre città che hanno ispirato questo strumento “ma che sul piano pratico nella traduzione carpigiana non sono in sintonia con queste presunte ispirazioni: la scelta di non fare sovrappassi o zone 30, di utilizzare piastrelle al posto dell’asfalto, di privilegiare la pista di via Dallai perché qui i soldi ci cono piuttosto che intervenire sulla Tangenziale Losi, dove servirebbe, ad esempio”. E se il rappresentante del PdL Roberto Benatti ha domandato dal canto suo cosa intende fare la maggioranza subito, quale progetto intenda essa avviare appena possibile, “visto che il Piano non dice quando verranno fatte le piste e con quali priorità” il collega del Pd Paolo Zironi ha invece ricordato il coinvolgimento dell’associazionismo nella fase preparatoria del Piano e accennato al tema del collegamento necessario tra servizio ferroviario e piste ciclabili. Su questo ultimo argomento ha detto la sua anche la consigliera Pd Francesca Cocozza mentre la collega di gruppo Maria Grazia Lugli ha invece insistito sull’organicità del Piano per la ciclabilità. Andrea Losi, capogruppo della Lista Carpi 5 Stelle, ha poi preso la parola per spiegare a coloro che avevano criticato poco prima in Consiglio le osservazioni fatte del movimento grillino che non le aveva scritte lui ma altri militanti e che in Italia “sono state precise scelte politiche o progettuali a impedire che si seguissero esperienze europee. Solo 5 dei 53 chilometri di piste realizzate a Carpi sono tali, perché in sede propria – ha detto – La nostra città potrebbe diventare un modello per gli spostamenti con bici ma non valorizziamo questa possibilità e questo Piano non può permettere che si realizzino le intenzioni; nei fatti si è costruita in questi anni una rete di marciapiedi, vedi via Ugo da Carpi”. “Ci sono le condizioni perché qualcosa di buono esca da questo Piano, anche per la sua flessibilità” ha detto invece Marco Bagnoli (Pd) che ha concluso “al di là degli scetticismi questo è un Piano importante, e la posta in gioco è la sua realizzabilità”.
Roberto Andreoli (capogruppo del PdL) ha esordito ricordando che se il Comune avesse realizzato il Piano del 1991 non ci sarebbe stato bisogno di un nuovo Piano nel 2013, “nel quale peraltro non si prende in considerazione il nuovo approccio alla smart city che cambia radicalmente la visione della città del futuro”. Anche Andreoli ha chiesto che l’amministrazione dica quali sono le sue priorità relativamente a questa tematica e ha criticato alcuni aspetti presenti nel documento che la Giunta chiedeva di approvare al Consiglio. L’assessore D’Addese in sede di replica ha ribadito che il Piano servirà alle future amministrazioni per progettare interventi, spiegato che ad oggi la rete ciclopedonale della città “ammonta a 55 chilometri di lunghezza e quindi che parte del ‘libro dei sogni’ è stato già scritto, che nel 2013 sono arrivati i fondi per costruire altri 300 metri di piste, in viale Dallai e per il collegamento istituto Meucci-Palestra della solidarietà”. Infine ha riaffermato la possibile correzione del Piano e gli sviluppi che ad esso potranno portare diverse integrazioni.
Dopo le dichiarazioni di voto il Piano per la ciclabilità è stato approvato da Pd e Idv, con l’astensione di ApC, FdI, Lega nord e PdL, contrario il gruppo Carpi 5 Stelle.




