
“Obiettivo dell’evento di quest’anno, che dal 2012 è diventato un momento di incontro e formazione per gli urologi di tutta la regione, è mettere a confronto le più avanzate tecniche chirurgiche di laparoscopia robotica e gli interventi tradizionali ‘a cielo aperto’, attraverso la diretta video” spiega il nuovo responsabile dell’Unità Operativa di Urologia dell’Ospedale di Sassuolo, Riccardo Grisanti (immagine). “Saranno eseguiti dall’Ospedale di Sassuolo e da Baggiovara – dove è presente uno dei due ‘robot’ attivi in Emilia Romagna –quattro interventi mirati per valutare al meglio l’efficacia delle nuove tecnologie e valutarne i pro e i contro e il rapporto tra costi e benefici” prosegue Grisanti, che a gennaio ha ricevuto il ‘testimone’ del reparto dal dottor Riccardo Olmi.

Di cosa si parla?
La necessità di mettere a confronto le varie tipologie di intervento in campo urologico deriva dal fatto che le nuove tecnologie – come la laparoscopia robotica – rappresentano, per le strutture sanitarie che se ne dotano, non solo benefici in termini di capacità operativa, ma anche costi, spesso molto più elevati dei tradizionali strumenti usati dai professionisti. Per questo motivo è fondamentale studiare i reali benefici sul paziente di tali applicazioni e valutare correttamente le opportunità del loro utilizzo. La laparoscopia robotica rappresenta il futuro della chirurgia ma è necessario fare il punto sul suo uso, per poter meglio decidere quando e come servirsene.
L’Urologia a Sassuolo
Ogni anno in ospedale a Sassuolo vengono operate in Urologia circa 1.100 persone (l’equivalente di 30 operazioni a settimana). L’intervento chirurgico maggiormente effettuato a Sassuolo è quello per il tumore alla vescica (il 40% circa dei casi). Nel 2014 sono state 60 le operazioni per tumori al rene e 85 per tumori alla prostata. In Ospedale a Sassuolo lavorano 9 urologi, che sono ad oggi il punto di riferimento per l’intera area Sud della provincia (anche per gli ospedali di Vignola e Pavullo).



