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Costituita la Consulta per la legalità in seno alla Regione Emilia Romagna: il primo passo tangibile del Patto per il Lavoro

lavoroQuesta mattina si è riunita la Consulta regionale per la legalità, deliberata dalla Giunta della Regione lo scorso 27 Luglio e prevista dal Patto per il Lavoro sottoscritto in Emilia Romagna lo scorso 20 Luglio.  Per la Cgil Emilia Romagna è il primo passo tangibile per la realizzazione di quanto convenuto nel Patto.  Ripartire dal lavoro, dalla legalità, è per noi fondamentale se vogliamo rilanciare il lavoro e l’economia della nostra Regione nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e socialmente equo. Investire sul lavoro, sul lavoro aggiuntivo, sul buon lavoro, è l’unica risposta possibile per uscire da una crisi che ha significativamente colpito anche la nostra regione e che ha favorito il radicamento della malavita organizzata come ha drammaticamente messo in evidenza l’inchiesta Aemilia.
La volontà della Regione di proseguire in seno alla Consulta, sulle linee indicate dal Patto, nella costruzione di un Testo Unico su legalità e Appalti non solo ci trova d’accordo, ma ci impegna a produrre tutte le iniziative utili a sostenere questo obiettivo.  Finalmente non siamo più soli nel denunciare un’economia profondamente segnata dalla mafia, dalla camorra, dalla ‘ndrangheta, dal caporalato, dall’usura, dalla corruzione.  La competizione sleale, giocata sulla pelle di chi lavora e di chi il lavoro lo sta cercando, non può assolutamente essere lo strumento con il quale si sta sul mercato. Anni di austerità, di norme che hanno sempre messo al centro l’attacco al costo del lavoro, inteso come retribuzione della prestazione ed i diritti di chi lavora, di restrizione del credito, hanno prodotto effetti devastanti ed un humus nel quale l’illegalità ha trovato terreno fertile: i tagli al servizio pubblico ed agli organismi preposti al controllo ed alla repressione hanno prodotto il resto. Soprattutto il sistema degli appalti, pubblici e privati, con la costituzione di cooperative spurie che non applicano i contratti nazionali e partecipano alle gare pubbliche nelle quali il massimo ribasso continua a perseverare, è diventato la nuova frontiera sulla quale contrastare in tutti i modi l’illegalità. Si lavora a 3-4 € all’ora, anche 10 ore al giorno, oppure non vengono riconosciute ferie e malattia, o ancora si procede al cambio appalto per licenziare, o ancora si trasforma una parte di retribuzione in trasferta per eludere fisco e contributi e poi si decide di competere con queste situazioni disdettando i contratti collettivi di lavoro, scegliendo la strada della compressione dei salari e dei diritti per stare sul mercato.
Con la Consulta e la costruzione del Testo Unico su legalità e appalti in questa regione si è deciso una via alternativa per uscire dalla crisi e per valorizzare il lavoro, per sostenere uno sviluppo di qualità in grado di combattere ed alienare l’illegalità. La Cgil c’è ed ora ognuno faccia la propria parte, traducendo quanto convenuto nel Patto in atti concreti, uscendo una volta per sempre dall’atteggiamento quasi omertoso di chi per anni ha sostenuto che nella nostra regione la mafia non c’era.