
“La notizia della crisi aziendale –spiega Dell’Orco- non giunge come una novità considerato che già nel 2013 l’azienda aveva usufruito di un provvedimento di cassa integrazione per ristrutturazione aziendale, ricevendo dunque fondi pubblici che però in pratica non sono serviti a nulla e di cui probabilmente nessuno dei vertici aziendali risponderà. Ciò che comunque al momento è intollerabile è che non si abbiano dati sulle proporzioni di questa crisi e che i 280 lavoratori siano tenuti all’oscuro del loro destino. Una crisi tra l’altro comunque tutta da chiarire considerando che il lavoro non sembrerebbe mancare, che l’azienda deve il suo fatturato essenzialmente al mercato estero che non ha conosciuto la crisi del mercato domestico e che il comparto ceramico attualmente sembrerebbe in ripresa”.
“Quello di oggi –aggiunge il consigliere Amici -è il triste epilogo di un processo iniziato quasi otto anni fa quando si erano tentate vertenze, non per aumentare lo stipendio bensì per chiedere all’azienda di investire. Siamo preoccupati innanzitutto per i lavoratori lasciati senza stipendio ma non vogliamo che si tratti di soliti trucchi per forzare la trattativa.
“Salvaguardare il tessuto produttivo del nostro territorio e i posti di lavoro di queste 280 persone è fondamentale per questo- spiegano i pentastellati- riteniamo che un intervento del Governo teso a sbloccare tempestivamente la situazione e a garantire una continuità aziendale sarebbe non solo auspicabile ma doveroso, anche in considerazione tra l’altro delle buone previsioni per il mercato della ceramica che inducono a sperare che non sia difficile trovare un partner o un acquirente. Il 27 giugno il Governo ha modificato le norme in materia di diritto fallimentare per affrontare con maggiore tempestività casi di crisi aziendali evitando il coinvolgimento delle imprese dell’indotto e soprattutto ricadute anche sul piano occupazionale. Bene, queste erano le buone intenzioni espresse, ora vogliamo vedere i signori del Governo all’opera”.


