
“L’approfondimento investigativo – spiega una nota del procuratore Lucia Musti – ha condotto a una riqualificazione dei fatti contestati”, ritenuti non più ‘maltrattamenti’ (articolo 572 del codice penale) ma ‘atti di abuso dei mezzi di correzione’ (art 571). L’indagine è stata coordinata dal Pm Marco Imperato. “Questa qualificazione, in linea con la più recente giurisprudenza della Cassazione su fatti analoghi – prosegue la nota – determina per legge la decadenza della misura cautelare applicata”, prima gli arresti domiciliari e poi il divieto di avvicinamento alla scuola, misura che comunque “non era stata impugnata ed aveva ottenuto l’obiettivo di interrompere una situazione di pregiudizio sulla base di gravi indizi”.



