
“Antonino Di Matteo – si legge nella motivazione – è un servitore dello Stato che non arretra di fronte alle minacce delle cosche, che lo costringono a vivere sotto scorta da oltre vent’anni. Sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta nel 1991, diviene pubblico ministero a Palermo nel 1999, e intraprende una serie di inchieste cruciali sulle stragi di mafia, ottenendo successi decisivi nelle indagini sull’uccisione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e degli agenti delle rispettive scorte e sugli omicidi di Rocco Chinnici ed Antonino Saetta. Più volte minacciato di morte anche dal boss Totò Riina di cui aveva ottenuto la condanna all’ergastolo, ha proseguito nel suo impegno di magistrato senza arretramenti, suscitando nella sua città e nel Paese un vasto movimento di consapevolezza civile contro le mafie. Reggio Emilia riconosce in lui la propria vocazione di città antimafia, come comunità civile che negli ultimi anni ha contrastato con forza e con determinazione l’infiltrazione delle cosche sul territorio. Il conferimento della cittadinanza onoraria di Reggio Emilia ad Antonino Di Matteo è il sigillo civico posto su una comunanza di valori e di azione nella lotta contro l’oppressione mafiosa, per la libertà, la legalità, la Costituzione repubblicana e dell’Italia che non si arrende”.
“La città di Reggio Emilia – ha detto l’assessora alla Legalità Natalia Maramotti – è Medaglia d’oro della Resistenza e ha assunto come principio fondamentale il principio di legalità. La strenue lotta contro il dilagare della corruzione è del resto uno dei principi fondamentali dell’agire di questo ente, anche perché lavorare per la legalità equivale a salvaguardare i valori della giustizia sociale. Il fenomeno mafioso è un triste e doloroso elemento dell’attualità, nel Paese e purtroppo anche nella nostra città. La proposta che adottiamo oggi in Consiglio comunale dà attuazione a un impegno fondamentale, che sta dentro a una serie di azioni costanti e giornaliere che il nostro ente locale mette in campo sotto il profilo della lotta alla corruzione, il primo grimaldello che favorisce l’ingresso negli enti e nella comunità economica e locale da parte di tutte le forme di criminalità organizzata”.
“Antonino Di Matteo – ha concluso l’assessora Maramotti – nell’adempimento delle sue mansioni di sostituto procuratore è un eroe del quotidiano, la cui esperienza è una testimonianza di come, per mantenere in piedi la democrazia, la legalità è un’attività che va coltivata quotidianamente, in qualunque ruolo ci si trovi ad agire”.


