
La forma giuridica. L’incremento delle imprese femminili è da attribuire sostanzialmente alle società di capitale, che sono aumentate in misura più contenuta che nel recente passato (+382 unità, pari al 2,9 per cento) e sono giunte al 16,1 per cento del totale, grazie all’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata. Questa, però, motiva anche la sensibile riduzione delle società di persone (-387 unità, -2,9 per cento). Le ditte individuali hanno mostrato, invece, una maggiore tenuta risultando invariate rispetto a dodici mesi prima. Le cooperative e i consorzi hanno fatto registrare una discreta crescita (+0,8 per cento).
Settori di attività economica. Tendenze ampiamente divergenti si sono compensate a livello settoriale. A fronte di quella positiva dell’insieme dei servizi, che crescono dello 0,5 per cento (+291 unità), con la rilevante eccezione dell’insieme del commercio al dettaglio (-323 unità, -1,8 per cento), si contrappone la crisi dei settori produttivi tradizionali, agricoltura (-1,5 per cento), costruzioni (-1,4 per cento) e manifattura (-0,4 per cento), che risentono della crisi passata, ma in minore misura rispetto alle imprese non femminili e al passato. L’andamento positivo nei servizi ha beneficiato soprattutto dell’incremento delle imprese delle altre attività dei servizi (+190 unità, +1,9 per cento), trainate dai servizi alla persona, e dei servizi di alloggio e ristorazione (+115 unità, +1,2 per cento).
In particolare, è stato rapido l’incremento delle imprese dell’istruzione (+5,7 per cento), settore nel quale si sono aperti ampi spazi all’intrapresa privata.



