
Nato per volontà del Gruppo Missioni Imola-Bukavu, in collaborazione con il Centro Kitumaini di Bukavu e la comunità religiosa “Les amis de Don Beppe”, il progetto vede il contributo di SACMI, che ha scelto quest’anno di sostenere economicamente la costruzione di una nuova aula per i bambini, dopo le tre aule già realizzate a partire dal 2016. I fondi serviranno non solo per la realizzazione della nuova infrastruttura ma, anche, per corrispondere un anno di vitto e alloggio agli insegnanti della scuola, altra risorsa fondamentale per i ragazzi che, diversamente, sarebbero condannati ad un futuro di povertà ed analfabetismo.
Intitolata a Pietro Venieri, il giovane imolese scomparso nel 2013 in un incidente stradale, la Scuola rappresenta, dal punto di vista sia religioso sia del suo valore civile, un’iniziativa in grado di onorare la memoria di chi non c’è più, stabilendo un collegamento ideale, una testimonianza che può andare oltre la nostra vita terrena. Fu già lo scomparso Giorgio Sarani di SACMI, da questo punto di vista, a sostenere alcuni anni fa la nascita dell’ Istituto di Microcredito IMF, oggi realtà riconosciuta dalla Banca Centrale della Repubblica Democratica del Congo e divenuta centro di riferimento per lo sviluppo della comunità locale.

L’aula che sarà realizzata nella scuola di Cireja grazie al sostegno di SACMI rappresenta una tappa fondamentale del progetto, che si dovrebbe concludere entro il 2021 con la realizzazione di tutte e sei le aule necessarie per il completamento dell’intero ciclo scolastico (6 anni, secondo la legislazione locale). “La scuola è attualmente frequentata da oltre 220 ragazzi – ricorda Stefania Batani, medico, volontaria dell’Associazione Oratorio San Giacomo di Imola e madre di Pietro Venieri, a cui è stata intitolata la scuola – e c’è un grande sostegno da parte della comunità locale, in particolare delle donne. Dobbiamo ricordare che molti di questi bambini sono figli di stupri etnici; in questo senso, la scuola rappresenta uno strumento prezioso di supporto a un’intera comunità che deve anzitutto ricostruirsi una propria identità, attraverso nuove reti di solidarietà e di relazioni umane”. L’iniziativa, ricorda ancora Stefania Batani, “rinnova inoltre il profondo legame della comunità di Bukavu con la città di Imola, ed in particolare con il Polo Liceale, da cui già nel 2001 partirono i primi progetti di adozione a distanza”.



