
Il QS World University Rankings quest’anno ha valutato i risultati di 34 università italiane, cinque in più rispetto alla precedente graduatoria. Sono 14 gli atenei che migliorano rispetto allo scorso anno (come Unimore), 5 peggiorano e 10 vedono il loro risultato invariato.
Col punteggio raggiunto Unimore è 22° in Italia, ma per quanto riguarda il risultato regionale, si colloca dietro solo a Bologna, la più performante col 177° posto al mondo, mentre Parma e Ferrara compaiono entrambe nella fascia 801-1000.
“La giornata per il nostro Ateneo – ha detto il Magnifico Rettore Unimore prof. Angelo O. Andrisano si è aperta con una bella notizia che ci ripaga degli sforzi fatti in questi anni per adeguarci agli standard internazionali. Soffriamo ancora per quanto riguarda alcuni parametri presi a riferimento da queste classifiche anglosassoni, ma siamo ampiamente ripagati dalla considerazione e dal valore espressi dalla nostra ricerca”.
Particolarmente eclatante la performance Unimore per quanto riguarda la graduatoria relativa a “Citations per Faculty”, l’indicatore che misura l’impatto delle pubblicazioni scientifiche prodotte in proporzione al numero di docenti e ricercatori, che vede l’Ateneo emiliano 14° assoluto in Italia con uno score di 46.1, punteggio che gli vale – per questo particolare indicatore – il 266° posto al mondo.
L’indicatore “Citations per Faculty” ha un impatto del 20% sul risultato generale degli atenei valutati. Gli altri indicatori utilizzati da QS sono reputazione accademica (40%, misurata tramite un sondaggio sottoposto a 94.000 esponenti del mondo accademico in tutto il mondo), reputazione nel mercato del lavoro (10%, tramite un sondaggio sottoposto a 45.000 rappresentanti di aziende di caratura internazionale), rapporto docenti/studenti (20%) e percentuale di studenti stranieri (5%) e docenti stranieri (5%).
“I risultati raggiunti dal nostro Ateneo – spiega il Pro Rettore prof. Sergio Ferrari, Delegato ai Rapporti internazionali – sono premio del lavoro fatto in questi anni per rafforzare l’intensità degli scambi e delle collaborazioni scientifiche con prestigiosi e qualificati atenei stranieri. Abbiamo aumentato i corsi di laurea in inglese, accresciuto il numero dei visiting professor e introdotto sostegni per la mobilità dei nostri giovani ricercatori. Tuttavia, la scelta ed il peso degli indicatori presi a riferimento in queste classifiche internazionali, che vedono sempre prevalere quelle anglosassoni e cinesi, non offre una fotografia reale e ponderata delle eccellenze in capo ad ogni singolo ateneo e questo è un limite anche per lo studente che deve scegliere o vuole scegliere una università italiana, o Unimore”.



