
“I soprannomi – spiega Nori – sono delle minuscole, insignificanti onde sonore, durano per secoli (da noi i soprannomi si ereditavano, come i cognomi), hanno un’energia invidiabile che, con questo libretto, noi cerchiamo di catturare e di restituire. L’idea che sta dietro questo libretto è che raccontando una cosa marginale, di secondo piano, non ufficiale, come i soprannomi, salti fuori una faccia della città non ufficiale e quindi forse più vera e più interessante di quella che va a finir sulle lapidi o nei libri di storia”. Ecco qualche anteprima del Dizionario dei soprannomi di Reggio Emilia, “Uno lo chiamavano Mennea perché finiva di lavorare alle sei e alle sei meno un quarto era già a casa”. Oppure “Uno aveva i capelli biondi, le sopracciglia bionde, con gli occhi azzurri, la carnagione chiara, allora lo chiamavano Il Biondo. Uno aveva i capelli scuri, le sopracciglia scure, gli occhi scuri, la carnagione scura e lo chiamavano anche lui Il Biondo”.
L’energia delle parole si concluderà con la visione del film di Silvio Soldini Treno di Parole. Un omaggio a Raffaello Baldini, poeta e drammaturgo romagnolo che rivive nelle testimonianze di scrittori, poeti e impreziosite da immagini inedite di repertorio.
Raffaello Baldini era un poeta romagnolo, “uno dei tre o quattro poeti più importanti d’Italia”, come ricorda la scrittrice Vivian Lamarque. Eppure molti non sanno neppure della sua esistenza, e men che meno della sua importanza all’interno del panorama letterario italiano, perché Baldini si è espresso soprattutto nel dialetto della sua terra, potente ed evocativo, ma di difficile comprensione fuori dalla Romagna.




