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Bilancio di previsione Comune di Modena: i consiglieri donano il gettone di presenza

Il gettone di presenza dovuto per la seduta del Consiglio comunale di giovedì 26 marzo, dedicata all’approvazione del Bilancio di previsione, sarà devoluto ai due ospedali cittadini. Lo hanno deciso insieme i consiglieri comunali, su proposta dei capigruppo, al termine del dibattito dedicato alla manovra finanziaria. Il totale, integrato dal sindaco, ammonta a duemila euro e sarà suddiviso tra i due ospedali.

Il bilancio, insieme al Documento unico di programmazione, è stato approvato con il voto della maggioranza (Pd, Sinistra per Modena, Verdi, Modena civica). Hanno votato contro i gruppi delle minoranze: Movimento 5 stelle, Lega Modena, Fratelli d’Italia-Popolo della Famiglia e Forza Italia.
Aprendo gli interventi, alcuni in aula e altri da remoto, Marco Forghieri (Pd) ha affermato che “quella che stiamo assumendo oggi, in un momento così difficile, è una decisione non procrastinabile”. Il consigliere ha sottolineato come, “anche alla luce dei nuovi bisogni che emergeranno”, gli investimenti previsti siano l’elemento più importante “per garantire un moltiplicatore. Dovremo probabilmente prevedere molte variazioni: questa emergenza ci deve indurre a una visione di lungo periodo che riscriveremo insieme a tutti i soggetti coinvolti partendo da questa base”. Le misure ordinarie che avevamo programmato, ha aggiunto Antonio Carpentieri “non saranno più sufficienti, vista la nuova situazione, ma sono indispensabili come base sulla quale costruire nuove operazioni per rispondere ai nuovi bisogni e lavorare in una logica anticiclica per interrompere la stagnazione economica”. Per il capogruppo Pd, prima di tutto bisogna agire “per garantire la sopravvivenza delle famiglie, poi si potrà pensare a cosa fare di nuovo e di più per ripartire”. In questa situazione, ha proseguito, il Governo “non può non considerare gli enti locali ai quali deve dare la possibilità di sopravvivere: i Comuni avranno minori entrate e questo renderebbe già difficile offrire risposte ai bisogni in tempi normali, a maggior ragione ora che i bisogni aumentano. Il Governo deve dare ai Comuni le risorse per dare le risposte necessarie”.
Per Sinistra per Modena, Federico Trianni ha evidenziato la straordinarietà della situazione, sottolineando che il Consiglio “ha rinunciato a una parte della discussione sul Bilancio per permettere al Comune di avere al più presto un ruolo attivo e operativo”. Ma senza dimenticare, ha aggiunto, che ogni azione deve basarsi sui principi fondamentali del diritto alla salute, allo studio, al lavoro e alla sicurezza sul lavoro, perché “solo l’amministrazione pubblica può essere garante dei bisogni dei cittadini, soprattutto dei più deboli. E anche noi, come forza di maggioranza, ci stiamo impegnando per dare risposte alla cittadinanza soprattutto per quanto riguarda il welfare”. Per la capogruppo Camilla Scarpa servirà uno sforzo collettivo “per recuperare quanto si è perso non solo a livello economico ma anche progettuale e di innovazione”. E, nella nuova fase che si aprirà, “servirà soprattutto il coinvolgimento di tutti: forze politiche, istituzioni, enti di partecipazione come i quartieri, cittadini”. Secondo la consigliera, la città dovrà fare del suo sistema pubblico di servizi “uno strumento di inclusione ed equità” che garantisca il welfare, tuteli tutti i lavoratori di tutti i settori, definisca insieme alle parti sociali le politiche per rilanciare l’economia. In questa crisi, ha concluso, “non siamo tutti uguali e, quando sarà finita, le condizioni non saranno le stesse per tutti: dobbiamo fare in modo che nessuno rimanga indietro”.
Un bilancio “senza strategie per la città” è la valutazione di Alberto Bosi, intervenuto per Lega Modena: “Sembra che la giunta navighi a vista e la stessa spesa per gli investimenti riguarda progetti che si ripetono anno per anno senza mai concludersi”. Il consigliere ha affermato che si potrebbe far crescere l’indebitamento per “andare oltre la manutenzione ordinaria e realizzare progetti e infrastrutture che diano lustro alla città, ma bisognerebbe avere un progetto per la città che invece non c’è”. Bosi ha quindi contestato l’aumento delle tasse locali, “una decisione sbagliata alla luce della crisi attuale, che non farà che peggiorare la situazione, che favorisce i ceti privilegiati e fa pagare il prezzo alla classe media. Un aumento – ha proseguito – giustificato genericamente con il sostegno al welfare, ma i cittadini, invece, hanno diritto di sapere con precisione dove finisce ogni euro in più che versano”.
Secondo Elisa Rossini (Fratelli d’Italia-Popolo della famiglia), il bilancio “non dava risposte ai bisogni essenziali dei cittadini prima dell’emergenza e, a maggior ragione, non le dà oggi. È difensivo, debole e, con poche eccezioni, orientato alla conservazione dell’esistente”. Non fare debiti può essere virtuoso, ha detto, ma è anche “indice di incapacità di programmare investimenti a beneficio della collettività”. Rossini ha contestato anche l’aumento dell’addizionale Irpef, “che riduce la disponibilità economica del ceto medio”, e sostenuto che invece bisognerebbe ridurre la tassazione, almeno sugli immobili produttivi, per “liberare risorse a favore dei privati che fanno investimenti”. Per la consigliera il sistema di welfare a sostegno delle famiglie è “un modello precostituito, autoreferenziale, che incanala la progettualità in un binario unico e ingabbia risorse”, mentre, invece, bisognerebbe dare risorse direttamente in mano alle famiglie e metterle in grado di scegliere, per esempio, se utilizzarle per il nido o per restare a casa a prendersi cura del figlio”.
Anche Giovanni Silingardi (M5s) ha esordito sottolineando il senso del Consiglio comunale fatto comunque “per il bene di una città che in questo momento non può permettersi di restare in esercizio provvisorio”. Ma, ha proseguito, il giudizio sul bilancio è negativo perché, “nonostante quanto affermato, questa manovra sicuramente non è espansiva”. Per esserlo, secondo il consigliere, avrebbe dovuto prevede il calo delle tasse e corposi investimenti pubblici, anche e soprattutto a debito a sostegno dei settori che necessitano di denaro pubblico e di idee innovative: “In questo bilancio, invece, la maggior parte degli investimenti viene utilizzata solo per l’assestamento dell’esistente e senza idee per una Modena più moderna, vivibile e salubre”. In particolare, ha detto, si parla molto di mobilità sostenibile ma uno degli interventi più importanti riguarda la manutenzione straordinaria della viabilità e quindi il traffico veicolare privato. Inoltre, “mancano idee avanzate anche per quanto riguarda le politiche sociali”. La sfida, secondo Silingardi, è usare le somme liberate dalla riduzione del Fondo crediti di dubbia esigibilità per sostenere che più sta sostenendo la crisi, commercianti, piccoli artigiani e famiglie, e trovare fondi per infrastrutture. Enrica Manenti si è concentrata sull’aumento dell’addizionale Irpef, che “si aggiunge a un carico fiscale già eccessivo” e che viene effettuato con “modalità non eque, penalizzando in particolare le fasce di reddito medio-basse, senza prevedere esenzioni né progressività reale. Quindi l’aumento colpisce per lo più la popolazione più attiva, in contrasto con la dichiarazione di un bilancio ispirato a rafforzare sviluppo e crescita”. Secondo la consigliera, inoltre, non è chiara nemmeno la destinazione del gettito che deriverà dall’aumento: “Si accenna a un’integrazione dei servizi sociali: utile ma insufficiente”.
Katia Parisi (Modena civica) ha affermato che il bilancio delinea “un percorso virtuoso” anche se molte cose dovranno essere modificate per adattarsi alle necessità dell’emergenza in corso, “per essere pronti a rilanciare la città quando tutto sarà finito, studiando misure per far ripartire il tessuto produttivo e dare sostegno a lavoratori e famiglie”. Le piccole aziende avranno bisogno di sgravi fiscali e liquidità “e dovremo farci carico di queste istanze con il governo nazionale e con la Regione”. Sul welfare, la consigliera ha ribadito la proposta di prolungare al 31 luglio il servizio dei nidi e delle scuole d’infanzia “per dare una boccata di ossigeno alle famiglie”, soffermandosi poi su alcuni temi portanti dell’azione dell’amministrazione come la lotta all’inquinamento (“spostando traffico sul trasporto pubblico e agendo su riscaldamenti ed emissioni industriali”), l’ulteriore potenziamento della sicurezza, maggiore attenzione a quartieri e periferie.
Dopo aver affermato di aver accettato di fare il Consiglio “per senso di responsabilità ma senza firmare cambiali in bianco”, Piergiulio Giacobazzi (Forza Italia) ha affermato che l’Amministrazione “deve mantenere l’impegno a lavorare da subito per cambiare l’impianto della manovra adeguandola alla situazione di emergenza che la città e le famiglie stanno affrontando perché questo bilancio, così com’è, non lo fa”. Per il consigliere, l’aumento della tassazione “era inaccettabile prima dell’emergenza, figuriamoci ora. Tanto più che serve a compensare una maggiore spesa: si tolgono soldi a chi paga le tasse per coprire le quote di chi non lo fa”. Si tratta, ha sostenuto, di una “manovra surreale” che conta su entrate che verranno meno e che, quindi, “dovrà cambiare la struttura non solo della spesa ma anche degli investimenti. Servirà tutto ciò di cui in questo bilancio non c’è traccia a favore di famiglie e imprese, unici soggetti capaci di generare valore”.
Citando il Gree Deal dell’Unione europea, Paola Aime (Verdi) ha detto che il bilancio dovrà andare in quella direzione, “con un piano di investimenti per la riconversione energetica e ambientale, costruendo modelli sostenibili, superando resistenze e riorientando la spesa in tutti i settori”. Per la consigliera, ambiente, economia ed equità dovranno essere i pilastri dell’azione amministrativa che si dovrà adeguare ai cambiamenti in corso “per essere concretamente vicina ai cittadini, alle famiglie e alle imprese. Dovremo essere i promotori della potente capacità di ripartire che da sempre è la cifra dei modenesi”. La consigliera ha quindi evidenziato positivamente gli investimenti previsti per realizzare le azioni verso una mobilità sostenibile contenute nel Puma e sollecitato “un impegno maggiore per la riqualificazione urbana con lo stop a nuove edificazioni e un impegno straordinario verso l’efficientamento energetico degli edifici esistenti, oltre a interventi diffusi a sostegno della riconversione ecologica della città”.

MANOVRA FISCALE CON ADDIZIONALE IRPEF

Con l’aumento delle addizionali Irpef non viene toccato lo scaglione di reddito più basso, fino a 15 mila euro, e si mantiene la progressività sugli scaglioni superiori. Il Comune di Modena prevede di incassare 1,8 milioni in più. L’impatto sui contribuenti degli scaglioni interessati varia, a seconda dei livelli di reddito, tra i 30 e gli 85 euro all’anno. Per il 2020 si prevede un gettito complessivo dall’Irpef di 19,7 milioni di euro.

Il Comune, diversamente da altri enti locali della regione, non ha mai applicato l’addizionale dello 0,8 a tutti gli scaglioni, ma solo a quello più alto, oltre i 75 mila euro. Le aliquote sono ferme da una decina di anni. Lo scaglione fino a 15 mila euro è allo 0,5 e rimane a quel valore, senza aumenti. Il secondo scaglione (tra 15 mila e 28 mila euro) passa da 0,52 a 0,64; il terzo scaglione (da 28 mila a 55 mila euro) da 0,58 a 0,75; il quarto (tra 55 mila e 75 mila euro) da 0,78 a 0,79.

Il gettito complessivo previsto con la “nuova Imu” corrisponde alla somma Imu e Tasi dello scorso anno e cioè 51 milioni di euro, con una rimodulazione delle aliquote negli spazi di autonomia lasciati agli enti locali.

Nel 2020 passano da 11 a 15,5 milioni di euro, invece, le risorse che devono obbligatoriamente essere accantonate con i Fondi crediti di dubbia esigibilità (la percentuale prevista dalle norme aumenta dall’85 al 95 per cento), con una crescita, in particolare, per quelli relativi alle sanzioni per violazioni del Codice della strada (oltre 7 milioni gli accantonamenti nel 2020) e alla Tari (più di 4 milioni). Nel 2021 la quota degli accantonamenti salirà al 100 per cento e la cifra complessiva supererà i 17 milioni di euro.

Con la “nuova Imu” si semplificano anche gli adempimenti tributari con accorpamenti di aliquote che, insieme all’informatizzazione di alcune comunicazioni, consentiranno anche di migliorare l’attività di controllo. Tutto il sistema di recupero dell’evasione viene rafforzato, anche per garantire maggiore equità, con un miglior coordinamento tra i diversi uffici e l’avvio di nuovi strumenti nel corso del 2020.

 

TARIFFE DEI SERVIZI A DOMANDA INDIVIDUALE INVARIATE

Sono confermate anche nel 2020 le tariffe dei servizi a domanda individuale resi dal Comune di Modena: un elenco di prestazioni che comprende tra gli altri gli asili nido e le mense, ma anche i centri diurni e il trasporto scolastico. Lo ha deciso il Consiglio comunale approvando nella seduta di ieri, giovedì 26 marzo, la delibera accessoria al Bilancio di previsione 2020-2022. Il documento finanziario determina l’offerta ai cittadini nei settori del welfare, della scuola e della cultura.

La delibera della giunta, proposta dall’assessore al Bilancio Gianpietro Cavazza, ha ricevuto il voto favorevole di Pd, Sinistra per Modena, Modena Civica e Verdi; contrati Lega Modena, Movimento 5 stelle, Forza Italia e Fratelli d’Italia-Popolo della famiglia. Nel provvedimento sono compresi gli asili nido comunali, il servizio di prolungamento d’orario per asili nido e scuole materne, le mense e il trasporto scolastico, il servizio di pre-scuola elementari, le case albergo comunali, i centri diurni domiciliari, i centri residenziali per persone disabili adulte, i musei, la sala prove e i bagni pubblici.

Come ha spiegato Cavazza, le tariffe per queste prestazioni hanno un valore economico superiore rispetto al contributo richiesto ai cittadini. Per i servizi indicati, l’impegno economico totale per l’ente è di 22 milioni e 116 mila euro. Le tariffe previste per i cittadini ammontano complessivamente a 9 milioni e 34 mila euro, con una percentuale di copertura dei costi per il Comune pari al 40,9 percento. La cifra delle entrate destinate all’ente comunale aumenta al 54,3 percento se alle tariffe si aggiungono le contribuzioni e le entrate a specifica destinazione.

Il disavanzo dei servizi a domanda individuale, ovvero le spese totali sottratte le entrate totali, è di 10 milioni e 100 mila euro che costituiscono l’impegno che il Comune copre con la fiscalità generale.