
Anche in Rianimazione non vi sono più pazienti covid, ma rimangono ancora per tutta la settimana i letti aggiuntivi di emergenza allestiti nel blocco operatorio. All’ingresso del Pronto Soccorso resta attivo il pre-triage, con percorso dedicato per i pazienti con sospetto covid. Mantenute aree filtro per l’isolamento dei pazienti in attesa dell’esito del tampone.
La sinergia tra tutte le figure professionali – dai medici, agli infermieri, tecnici, oss fino agli operatori delle pulizie che hanno curato ogni giorno la sanificazione delle stanze – ha permesso di affrontare l’emergenza: è di circa 210 il totale dei ricoveri raggiunto dal Ramazzini, un volume di pazienti che ha richiesto il coinvolgimento di diversi reparti nell’accoglienza e assistenza.
“Non abbiamo più pazienti covid ricoverati nei reparti dedicati – osserva Carlo Di Donato, direttore dell’Unità Operativa di Medicina Interna del Ramazzini – ora potremo riprendere con la vocazione originaria del reparto, dopo la sanificazione in corso in questi giorni. Desidero ringraziare tutti i colleghi e operatori, anche degli altri reparti, per l’ottimo lavoro, ciascuno ha davvero dato il massimo per affrontare i diversi contesti assistenziali, le situazioni che si modificavano di settimana in settimana, con grande flessibilità e disponibilità”.
Nonostante il covid, la Medicina ha scelto di dedicare personale per mantenere attivo il Day Hospital internistico, separato, per i pazienti critici e urgenti, con l’obiettivo di ridurre per loro il rischio di ventuale ospedalizzazione.
Osserva Vincenzo Ferrari, medico dell’UO e figura di riferimento nella gestione dell’emergenza: “Nel reparto, oltre all’assistenza sanitaria, si è cercato di porre attenzione alla dimensione relazionale, mettendo i pazienti in comunicazione con i propri cari attraverso i tablet. Anche l’aspetto spirituale è stato ‘curato’ grazie a dei medici che hanno portato loro stessi la comunione ai ricoverati che lo richiedevano.
Abbiamo avuto un grande aiuto da parte dei colleghi degli altri reparti: non saremmo riusciti ad affrontare l’emergenza se un esercito di medici del Ramazzini, primari compresi, non si fosse resi disponibili ad affiancarci, anche con i turni di notte e le sostituzioni. Tutti si sono messi in gioco e dobbiamo davvero ringraziarli.
Siamo arrivati ad avere nella nostra UO anche sessanta pazienti ricoverati durante l’emergenza, nessuno di noi può escludere che possa ripetersi una diffusione del virus: noi facciamo la nostra parte – conclude – l’Ospedale rimane punto nodale nella lotta al coronavirus ma anche i cittadini devono fare la loro parte osservando le misure di distanziamento e di prevenzione previste per questa nuova fase”.



