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Al Santa Maria Bianca riparte la chirurgia oculistica programmata: dal 4 maggio 116 interventi e 93 visite “filtro”

All’Ospedale Santa Maria Bianca di Mirandola è ripresa l’attività programmata di chirurgia oculistica, dopo la sospensione causata dall’emergenza coronavirus (sempre garantite sulla rete le attività urgenti). L’ospedale mirandolese, tra i primi a livello nazionale a ripartire con questo tipo di attività, è fulcro per l’area nord della provincia per quanto riguarda gli interventi di chirurgia ambulatoriale per cataratta e, in questa prima parte della Fase 2, per le iniezioni intravitreali, vale a dire cicli di trattamento delle maculopatie.

Dal 4 maggio scorso, gli specialisti dell’Unità Operativa di Oculistica dell’Azienda USL di Modena diretta dal dottor Alessandro Cenatiempo hanno già eseguito 116 interventi di chirurgia, tra cataratte e iniezioni intravitreali. Un trattamento, quest’ultimo, che è stato aggiunto alle attività del Santa Maria Bianca all’inizio della Fase 2, in una logica di rete, con l’impiego funzionale di spazi e personale. La ripartenza da giugno della stessa attività anche su Carpi (centro di produzione dei farmaci antiblastici tra cui anche quello utilizzato proprio per le iniezioni intravitreali), con conseguente riduzione del bisogno su Mirandola, porterà al Santa Maria Bianca l’aumento di una seduta a settimana dedicata alle operazioni per cataratta (per i pazienti di tutta l’area nord della provincia).

Sempre dal 4 maggio, continuando a garantire le urgenze e avviando, secondo il codice di priorità, il recupero delle prestazioni ambulatoriali sospese per l’emergenza, gli specialisti mirandolesi hanno ripreso anche le visite di secondo livello (cosiddette visite “filtro”). In meno di un mese ne sono state effettuate 96, con un importante risultato: tutte le visite sospese nei mesi di marzo e aprile sono state recuperate, senza che questo comportasse ritardi per quelle già prenotate per maggio.

“Siamo soddisfatti di questa ripartenza – sottolinea il dottor Cenatiempo –, che deve tenere conto delle nuove modalità di accesso alle prestazioni, con il pretriage all’arrivo (misurazione della temperatura con termoscanner e questionario su eventuali contatti con persone positive) e la dilatazione dei tempi tra una visita e l’altra, oggi di 40 minuti anziché 20, evitando così assembramenti. E il numero di interventi per ogni seduta è passato da 8 a 6. Una riduzione necessaria, che deve essere vissuta come un miglioramento a tutela della salute di tutti”.