
Da anni infatti è in atto una costante riduzione del numero di coloro che si cimentano in questo sport, indubbiamente anche costoso, ed un aumento dell’età media. Solo la presenza di cacciatori da altre regioni (toscani e lombardi in particolare) ha permesso ad alcuni ambiti di caccia di mantenere in equilibrio i bilanci, altrimenti non più sostenibili con i soli soci reggiani, pratica che comunque Legambiente ha sempre disapprovato, credendo che la gestione faunistica del territorio debba passare per forza da chi lo vive e lo abita e non da chi parte alle 4 di mattina per essere a caccia nella nostra provincia alle 7 e poi ripartire all’una per rientrare.
Questo criterio deve essere seguito anche nella caccia di selezione al cinghiale: non crediamo che la presenza di una terza squadra in Val d’Enza, seppur sempre dell’ ATC RE3 della collina, oltre alle due già presenti sia la soluzione ottimale, visto anche i problemi che si sono avuti con la cittadinanza. Le due squadre presenti oggi devono però garantiscono il controllo della popolazione di cinghiali.
“Questa costante diminuzione del numero di cacciatori – conclude Becchi – nei prossimi anni porterà a ripensare a tutta la gestione della fauna presente nel nostro territorio: per forza di cose se non ci sarano più volontari disponibili a questa attività sarà necessario apoggiarsi a ditte private, che avranno cacciatori che lo faranno di mestiere come accade già da anni in alcune parti d’Italia”.
(immagine di repertorio)




