
L’impatto più forte è sul lavoro
L’impatto del Covid-19 sull’esperienza lavorativa è stato particolarmente forte. A livello territoriale la pandemia ha avuto conseguenze maggiori sugli abitanti del Comune di Bologna, dove è stato più alto il ricorso al lavoro a distanza che, per circa 3 lavoratori su 4, è stata una novità assoluta e tra le donne il lavoro esclusivamente da casa è stata la modalità prevalente.
Al momento dell’indagine, il 61% degli occupati lavora in sede (dato che sale al 64% per i giovani, e cala al 53% tra i residenti del Comune di Bologna), il 30% circa mantiene forme di lavoro a distanza e l’8% complessivamente non lavora (11% a Bologna, 7% nel resto dell’area metropolitana).
La preoccupazione di perdere il posto di lavoro coinvolge un lavoratore su 10, a fronte di un dato nazionale pari a circa il 50%. Nel solo comune di Bologna la quota di intervistati che considera a rischio il proprio lavoro ammonta al 19%.
A livello metropolitano la percentuale di coloro che dichiara di essere pronto a cercare maggiore fortuna all’estero è pari al 10%; a Bologna sale al 17%. La differenza territoriale si riscontra anche tra i giovani: investe il 15% di quelli metropolitani e il 21% di quelli residenti nel solo Capoluogo.
La pandemia ha aggravato il carico di cura tra le donne
Il carico di cura ricade soprattutto sulla famiglia e in particolare sulle donne. L’impegno risulta decisamente gravoso (molto o abbastanza) per l’85% di coloro che devono seguire soggetti disabili, soprattutto nel capoluogo (87%) rispetto agli altri comuni dell’area metropolitana (82%), con un aumento all’88% per le donne della fascia di età 35-49. Il carico rimane elevato anche per chi segue bambini sotto i 6 anni, 76% in media (81% in città e 70% nel resto del territorio) e per chi deve accudire anziani (63%) o adolescenti (65%), sempre con una prevalenza in città.
Chi si è fatto carico di assistere persone con disabilità, durante il lockdown, ha fatto ricorso alla riduzione volontaria degli orari di lavoro (9%), in particolare le donne della fascia di età 35-49 (11%) e con un’incidenza prettamente cittadina (Bologna 15%) rispetto agli altri comuni (4%). Da segnalare anche il ricorso ad una maggiore assistenza esterna, facilitata dalla fruizione di bonus (baby sitter/centri estivi) al 13% (19% nel comune di Bologna) e sussidi come congedo parentale straordinario, aspettativa, legge 104/92, ciascuno utilizzato nel 7-8% dei casi nel territorio metropolitano e nel 15-16% a Bologna.
L’impegno di cura è percepito più gravoso tra coloro che abitano all’interno del Comune di Bologna, mentre si affievolisce negli altri Comuni dell’area metropolitana. L’analisi evidenzia peraltro due modelli piuttosto diversi, con i cittadini di Bologna che fanno ricorso a un set differenziato di risorse territoriali, mentre fuori dalla città è maggiore il supporto delle reti primarie.
Il Covid-19 ha accentuato le disuguaglianze sociali
Gli effetti economici del Covid-19 non sono equamente distribuiti tra i diversi gruppi sociali, aumentando sensibilmente le difficoltà dei soggetti più deboli: coloro che affermano di arrivare a fine mese con qualche o con molta difficoltà ammontano al 27% dei rispondenti. Tra questi, il 57% indica un peggioramento della situazione economica rispetto allo scorso anno.
Quasi un quarto (23%) del campione (il 28% nel Comune di Bologna e il 20% negli altri comuni metropolitani) negli ultimi mesi ha avuto difficoltà a fare fronte alle spese ordinarie e più della metà dei bolognesi non è riuscita a risparmiare.
Il 79% dei cittadini metropolitani bolognesi ritiene che la propria situazione economica resterà invariata nei prossimi mesi. Tra chi azzarda un pronostico, il 10% pensa che peggiorerà a fronte di un 6% di ottimisti.
Qualità della vita
La quasi totalità dei bolognesi si ritiene soddisfatta della propria vita, con un punteggio medio di 7,4. La soddisfazione maggiore deriva dalle relazioni familiari, amicali e dalla propria condizione abitativa: oltre il 90% dei bolognesi esprime appagamento.
Nonostante ciò lo stato psicologico dei rispondenti, al momento della rilevazione, evidenzia prevalentemente due emozioni contrastanti: incertezza e speranza.
Il periodo del lockdown è stato vissuto con paura e fatica, soprattutto per l’isolamento che ha reso più fragili anche da un punto di vista psicologico. Tra i giovani è stata particolarmente impattante la limitazione delle attività del tempo libero.
Al centro delle preoccupazioni: sanità, situazione economica, futuro dei giovani
I principali problemi evidenziati dai bolognesi durante la pandemia riguardano l’emergenza sanitaria (47%) e la conseguente situazione economica (41%). Inquietudini espresse anche per futuro dei giovani (39%) e lavoro (38%).
La rilevazione dei bisogni e l’individuazione degli interventi di politica pubblica risente pesantemente della situazione pandemica in corso. Ad oggi i bisogni continuano a concentrarsi soprattutto nell’area sanitaria e si vorrebbe vedere un investimento pubblico più specifico sulla scuola, la cui qualità preoccupa in prospettiva oltre il 40% del campione.
A livello territoriale le limitate differenze si concentrano su una maggiore richiesta di servizi socio-assistenziali proveniente dagli abitanti di Bologna.
Oltre la metà degli intervistati è preoccupata per una prospettiva di impoverimento generalizzato e di crescita della tassazione.



