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Covid-19, la situazione all’AOU di Modena: i dati dei ricoveri. La parola alla pneumologia

I volumi dei pazienti COVID positivi che necessitano di ricovero sono nell’ultimo periodo relativamente stabilizzati su numeri che superano costantemente i 250 pazienti mediamente presenti al giorno sui due stabilimenti.

E’ quindi particolarmente flessibile la conseguente gestione dei settori di degenza, che in base all’andamento epidemiologico dei pazienti che accedono in Pronto Soccorso vengono organizzati per accogliere positivi, o quando i volumi lo consentono ripristinati e dedicati alla presa in carico di pazienti no COVID.

A fronte delle numerose riorganizzazioni intercorse, sono attualmente attivi 233 posti letto di degenza ordinaria e 78 posti letto tra intensiva e semintensiva.

La distribuzione dei settori di degenza fra i due stabilimenti è di 151 posti letto di degenza ordinaria e di 42 posti letto di semintensiva/intensiva presso il Policlinico e, rispettivamente, 82 posti letto di degenza ordinaria e 36 di semintensiva/intensiva a Baggiovara.

Ad oggi, il numero dei ricoveri Covid è di 184 pazienti in degenza ordinaria (133 sono assistiti al Policlinico e 51 sono assistiti a Baggiovara) e di 59 pazienti tra terapia intensiva e semintensiva (rispettivamente 30 pazienti presso il Policlinico e 29 pazienti presso Baggiovara).

La parola al prof. Enrico Clini, Direttore Malattie Apparato Respiratorio

Riassunto della video-intervista

Possiamo dare per assodato che la stagione invernale favorisce la diffusione dei virus, compreso il Saars-Cov2. Abbiamo a disposizione alcuni dati sperimentali di laboratorio che mostrano come le temperature calde e umide rallentino la diffusione del virus, anche se al momento mancano dati sostanziali a dimostrare queste rilevazioni. D’altra parte, abbiamo visto che il virus si è diffuso, nei diversi emisferi, anche nelle stagioni calde sebbene (come nel caso dell’Italia) in misura minore. Di conseguenza, allo stato attuale, in attesa che la vaccinazione dia i risultati sperati, occorre limitarne la diffusione soprattutto con il distanziamento, i presidi di protezione e l’igiene delle mani a prescindere dalla stagione. Sebbene manchino ancora i dati definitivi, l’esperienza suggerisce che l’influenza abbia avuto un impatto meno importante, rispetto agli altri anni, proprio grazie alle misure di protezione e distanziamento che limitano la diffusione da COVID19 e che questa malattia pandemica in corso abbia un impatto sull’ospedalizzazione più alto del 20% di quella dell’influenza, per quanto riguarda non solo il ricovero in ospedale ma anche la necessità di ricorrere a terapie ventilatorie più o meno invasive, oltre che, purtroppo, ai decessi.

Sull’impatto dell’inquinamento sulla trasmissione del COVID19 al momento abbiamo ancora alcune indagini epidemiologiche, ancora risalenti alla prima ondata, che suggerivano una certa relazione tra aree più industrializzare e la diffusione del virus, evidenza che, però, non ho riscontrato nella mia esperienza. In attesa che siano conclusi studi più sistematici, non c’è una prova scientifica di questa correlazione.

Rispetto alla variante inglese del virus SarsCoV2 non abbiamo ancora statistiche avanzate sulla diffusione nel nostro territorio locale e nazionale. Sappiamo che a livello mondiale vi sono state mutazioni del virus che in base alle attuali pubblicazioni scientifiche non hanno mostrato effetto sull’efficacia dei vaccini disponibili ma principalmente sul grado di contagiosità del virus.