
Un’iniziativa – si legge in una nota dell’AIAM – che, a tre mesi dalla chiusura del 26 ottobre, prende il via in tutta Italia per una ripartenza sana e sicura della musica dal vivo.
115 cittadini italiani, Abbonati Abbandonati, 115 uomini e donne, affezionati spettatori di AIAM, l’associazione che rappresenta le 115 più importanti società di concerti italiane, racconteranno ogni giorno in un video perché la musica è necessaria, anche e soprattutto nei momenti di crisi.
Con oltre un milione e seicentomila biglietti venduti nel 2019 – ultimo anno in cui si è potuta svolgere una regolare attività concertistica – il settore dei concerti dal vivo è un fiore all’occhiello della cultura italiana.
“AIAM è oggi l’unica realtà associativa che assicura a tutto il Paese, da nord a sud, dalle metropoli ai piccoli centri di provincia, una capillare offerta musicale in continuo dialogo col territorio, con le istituzioni, con le scuole e, soprattutto, con un pubblico ampio, orfano dallo scorso 26 ottobre di un servizio culturale che non ha mai considerato accessorio”.
“Le 108 associazioni musicali rappresentate da AIAM, molte delle quali contano oltre mille abbonati alle loro stagioni, hanno obbedito alle severe direttive governative, con responsabilità, facendosi carico di ingenti investimenti, per garantire un’offerta culturale in piena sicurezza per il loro pubblico e per gli artisti impegnati sul palcoscenico. Tutto questo accadeva a settembre, quando il settore dello spettacolo dal vivo sembrava potesse riaprire”.
“Nell’ultimo anno – prosegue la nota – le associazioni federate in AIAM hanno dato voce e opportunità professionali ad artisti ed operatori del settore, da mesi abbandonati economicamente, psicologicamente e professionalmente ad un destino di oblio e trascuratezza; hanno ripetuto che la cultura non è un accessorio pericoloso, ma il fondamento della nostra identità personale e nazionale, la base della nostra coesione sociale; hanno denunciato che non si può vivere di solo consumismo, soprattutto durante una grave pandemia. Ma oggi, con tutti i teatri e auditorium chiusi per legge, è giunto il momento di cedere la parola agli spettatori, veri orfani del sollievo, della cura e della forza che la musica, vissuta in sicurezza, può dare ben più di tante merci privilegiate nel pensiero strategico della politica italiana”.
“Il 116° giorno dunque ripartiremo da capo, una “resistenza musicale” che chiede un nutrimento laico per le loro anime: cultura, musica, bellezza, speranza in un mondo migliore, intellettualmente più sano, più consapevole, più maturo, più coeso e pronto ad affrontare le sfide, anche culturali, della pandemia. Come sempre, nel rispetto responsabile delle norme di sicurezza che il governo ci ha dato e ci vorrà dare”.

«La programmazione per l’anno 2021 è pronta e definita in ogni dettaglio – spiega Maddalena da Lisca, sovrintendente di Bologna Festival – e sentiamo il desiderio di annunciarla al pubblico, ma le attuali condizioni di chiusura delle sale fino a tempo indeterminato ci inducono alla prudenza. Chiediamo con forza che si riaprano al pubblico le sale da concerto, adeguate ai protocolli d’accesso che garantiscono la ripresa in sicurezza, come per molte altre attività considerate di prima necessità. Fino a quando un paese civile non vorrà ritenere la cultura un bene di prima necessità?».




