Abbiamo ospitato oggi in Sala Tricolore la 71esima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro. Un momento importante per ascoltare la testimonianza di chi ha vissuto e vive le conseguenze di un infortunio, fenomeno purtroppo ricorrente e presente in maniera significativamente grave.

Parliamo di conseguenze fisiche, psicologiche ed esistenziali. Conseguenze ancora troppo spesso anche fatali. I dati condivisi da Anmil – Associazione nazionale fra persone mutilate e invalide del lavoro – parlano di 9 vittime in provincia di Reggio Emilia nei primi 8 mesi del 2021 e 5.747 infortuni con una crescita del 6,1% sul 2020; mentre sono 777 le malattie professionali denunciate con un impressionante +66,4% sul 2020.

Numeri dietro cui si trovano nomi, storie, sofferenze che chiedono di essere ascoltate per impedire che si ripetano nella vita di altri. Che chiedono che la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro sia una priorità per tutti, una priorità culturale e politica. Quella del lavoro è una questione “costituente” per il nostro Paese. È scritta nella nostra storia, non solo nei principi fondamentali della nostra Costituzione.

La trasformazione del lavoro è quindi la trasformazione del Paese.

La politica quindi deve occuparsene a tempo pieno, a ogni livello.

A livello locale facilitando ad esempio l’inserimento lavorativo delle persone con invalidità, che vanno valorizzate per le loro competenze e non ‘subite’ come obbligo di legge.

A livello centrale riorientando parte dei cospicui avanzi di gestione di Inail (una cassaforte per il bilancio dello Stato da 35 miliardi di euro) a favore del potenziamento delle politiche di assistenza e prevenzione.

Solo due esempi di cosa si può e si deve fare per rispondere, dopo aver ascoltato la voce delle vittime, anche a Reggio Emilia.

(Daniele Marchi, assessore al Welfare)









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