Home Cronaca Povertà estrema: 117 le persone accolte a Modena nei mesi invernali

Povertà estrema: 117 le persone accolte a Modena nei mesi invernali






immagine di repertorio

Sono state 556 le persone che quest’inverno si sono rivolte a Centro stranieri, Poli territoriali e Servizio dipendenze per chiedere accoglienza; 117 quelle con problematiche sanitarie accolte nel progetto di Accoglienza invernale del Comune: 53 in accoglienza notturna; 19 in accoglienza socio-assistenziale h24, 45 nella struttura SerD per persone con dipendenza. Tra queste ultime anche il senza fissa dimora poi deceduto la mattina del 21 marzo al quale il SerD aveva proposto dopo anche un percorso di disintossicazione non accettato.

“Il fatto che quel signore non sia morto di freddo, come risulterebbe dai primi accertamenti, non riduce la drammaticità dell’evento: morire da soli in un luogo in cui nessuno dovrebbe vivere né tantomeno morire. Così come non dovrebbe esserci esseri umani costretti a scappare dal proprio paese per guerre, carestie o povertà, lasciati morire in mare o costretti a vivere per strada. Eppure, queste cose accadono, anche nella nostra città; è dunque necessario aprire insieme una riflessione per capire se la comunità, non solo le istituzioni pubbliche, possano in un’ottica di corresponsabilità fare di più nell’ideare e offrire percorsi di accoglienza e vicinanza”.

Lo ha sottolineato l’assessora alle Politiche sociali Roberta Pinelli rispondendo a due interrogazioni sul tema fragilità nel Consiglio comunale di giovedì 12 maggio, quando ha innanzitutto espresso “partecipazione” e “dolore” per la morte di un senza fissa dimora alla Sacca e di un altro in un incidente nei pressi del Wiligelmo; l’assessora ha poi illustrato i dati dell’accoglienza invernale 2021/2022.
L’istanza di Forza Italia, Fratelli d’Italia-Il popolo della famiglia, Lega Modena, presentata da Piergiulio Giacobazzi, chiedeva in particolare se fossero pervenute segnalazioni ai servizi comunali e alla Polizia locale in merito alla presenza di senza fissa dimora che trascorrevano la notte presso il Centro commerciale Sacca; quante sono state le persone assistite dall’ultimo piano di accoglienza invernale; quante ancora in carico alla chiusura del programma e quale assistenza sia mantenuta. L’interrogazione del Movimento 5 Stelle, illustrata dalla consigliera Enrica Manenti si concentrava ulteriormente sui risultati dell’accoglienza, sull’assistenza ai senza fissa dimora e in particolare sull’attività dell’Unità di strada, oltre che sui cambiamenti in atto e sugli investimenti previsti.

“Il contrasto alla grave marginalità può essere fronteggiato solo attraverso una pianificazione strategica di politiche integrate che intersechino sociale, salute, casa, lavoro, giustizia e ordine pubblico”, ha affermato l’assessora intenzionata a sollecitare “una riflessione rispetto a quale sia la nostra idea di comunità, quale comunità vogliamo realizzare e lasciare ai nostri figli”. Ha anche sottolineato che “ci vuole pazienza e tempo, perché non tutte le persone sono in grado di sostenere collocamenti in comunità e per altri i comportamenti violenti non consentano l’inserimento”. Soprattutto, “per costruire percorsi d’integrazione ci vogliono disponibilità e risorse: le risorse pubbliche sono limitate e la politica ha la responsabilità di scegliere le priorità, ma all’interno di risorse finite”. E ha aggiunto che “una città lungimirante che ha come finalità l’inclusione, non può limitarsi a interventi di contrasto alla marginalità estrema, deve interrogarsi sulle azioni per prevenire ed evitare la marginalità”.

Pinelli ha inoltre spiegato che negli ultimi cinque anni l’accoglienza invernale è passata da una forma emergenziale poco strutturata a una situazione programmata, ben definita e strutturata rispetto a disponibilità di posti, rafforzamento della rete dei servizi e realizzazione di interventi alternativi preventivi. L’Unità di strada fornisce importanti elementi di conoscenza rispetto alle persone in strada e a situazioni in peggioramento; può agevolare l’accesso ai Servizi e il monitoraggio dei percorsi. Le uscite hanno evidenziato che dal 1 dicembre al 10 marzo le presenze in strada nelle ore notturne erano mediamente meno di 10 per aumentare quando si è chiusa l’accoglienza. Da dicembre a marzo l’UdS ha avuto 726 contatti in strada: il picco a novembre con 291 uscite in cui sono stati tenuti contatti con 67 persone, scese mediamente a una trentina negli altri mesi. Sono invece tra 40 e 70 (non tutti vivono in strada e sul territorio cittadino) gli utenti giornalieri di UdS e Clinica Mobile Ausl per chi consuma sostanze. Il costo del Piano di accoglienza invernale (98 posti attivati per 100 giorni) è stato di 324mila euro di cui 62mila a carico dell’Ausl, a cui si aggiungono 38mila euro per l’Unità di strada attiva tutto l’anno, mentre non è stato necessario attivare l’accoglienza straordinaria in polisportive o parrocchie. Terminata l’accoglienza invernale, i servizi continuano poi a seguire chi intende aderire ai progetti proposti e anche le Unità di Strada sanitarie dedicate alle persone con consumo di sostanze ed alcol sono un presidio aperto 365 giorni all’anno in vari punti della città.

L’assessora ha quindi sottolineato l’impegno del settore per conoscere sempre meglio il fenomeno della povertà, in rapida evoluzione, attraverso il dialogo e i diversi sguardi di chi vive in strada, delle associazioni, dei cittadini e delle istituzioni soprattutto attraverso i servizi a bassa soglia e le unità di strada e ha ribadito: “il mantenimento e rafforzamento di questi servizi sono obiettivi definiti ma i potenziamenti richiedono risorse economiche che implicano la riduzione di altri servizi”.

Sull’episodio specifico della Sacca, dalla ricostruzione fatta in Aula emerge che la segnalazione di un residente realativa alla presenza di un angolo dove dormivano senza fissa dimora era stata verificata il giorno stesso in cui è arrivata (16 marzo) dalla Polizia locale che però trovò l’area sgombra da presenze e chiusa per un cantiere con operari al lavoro. La segnalazione era stata comunque inserita nel sistema Rilfedeur per ulteriori verifiche e il 19 marzo una pattuglia ha effettuato una nuova perlustrazione senza trovare bivacchi o giacigli.

MODENA SPERIMENTA LA COMUNITÀ DI TRANSITO

Contro la povertà estrema Modena sperimenta anche la Comunità di transito che inaugurerà il prossimo mese ma che ha già avviato i primi inserimenti, come ha sottolineato l’assessora Roberta Pinelli rispondendo in Consiglio comunale a due interrogazioni sul tema delle fragilità.

La Comunità di transito, dedicata appunto a persone in condizioni di povertà estrema, che a regime accoglierà 14 adulti senza fissa dimora in difficoltà, sarà utilizzata per inserimenti brevi a favore di persone che non reggono il collocamento in comunità se non per periodi limitati. L’accoglienza nella comunità di transito può rappresentare una tappa all’interno di un progetto di vita individuale oppure il risultato di una biografia ‘in discesa’, ma in tutti i casi comporta l’emergere di bisogni prioritari, legati alla sussistenza – come il riparo, il cibo, il vestiario, la salute – e la necessità di uno spazio per riappropriarsi della propria autonomia e ridefinire il proprio progetto di vita. Gli inserimenti in comunità potranno avvenire sia in relazione a particolari situazioni di salute dei senza fissa dimora sia in relazione a situazioni di grave degrado segnalate dai cittadini.

“Il progetto – ha spiegato l’assessora – è realizzato grazie a un finanziamento ottenuto, anche con l’interessamento della prefetta Camporota, dal Ministero dell’Interno-Dipartimento libertà civili e immigrazione all’interno della candidatura “Modena città sicura ed inclusiva”. Il finanziamento è biennale, se la sperimentazione risultasse positiva rispetto ai risultati attesi e si volesse proseguire l’attività, bisognerà trovare i fondi, oggi non previsti nel bilancio del settore”.

“All’interno dei fondi Pnrr – ha concluso l’assessora – è stato anche ottenuto un finanziamento (la notizia è delle ultime ore) per la ristrutturazione di cinque piccoli appartamenti di proprietà del Comune dove sperimentare la convivenza a piccoli gruppi (2-3 per alloggio) di persone senza fissa dimora all’interno della filosofia dell’housing first che ritiene la stabilità abitativa il punto di partenza di ogni percorso evolutivo”.









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